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Categoria: Originali (inventate)
Titolo Fanfic: LA FIGLIA DELLA SPOSA
Genere: Sentimentale, Romantico, Commedia, Drammatico
Rating: Per Tutte le età
Autore: strega12 galleria  scrivi - profilo
Pubblicata: 25/09/2022 21:39:50 (ultimo inserimento: 01/11/22)

Come se la vita di Jane non fosse già abbastanza difficile, un gesto eroico gliela complicherà ancora di più
 
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1.
- Capitolo 1° -

La mia vicina di viaggio sembra particolarmente interessata al mio bouquet, forse per tutti i petali che stanno cadendo ai nostri piedi.
“Lei sa che cosa simboleggiano, vero?”, le chiedo mentre giocherello con un petalo ancora attaccato.
“Credo di averlo letto da qualche parte: le rose rosse significano amore e passione, quelle arancio fascino e bellezza e quelle bianche…”.
“Amore puro, quello che sicuramente la sposa prova per lo sposo, ma non per me”.
La signora mi guarda con aria allarmata e io scoppio a ridere.
“Non sono innamorata della sposa, è mia madre, ma vorrei che non lo fosse”.
L’anziana coppia di fronte a noi mi lancia un’occhiata di pietà.
“Ma perché si è portata dietro anche il velo? Solitamente la sposa lancia solo il bouquet”.
Rido per l’ironia della mia compagna di viaggio, ma poi fisso il velo bianco che sto usando come scialle.
“Ormai mia madre lo aveva usato, così ho pensato di portarmi via anche questo”.
“È comunque molto carino…”, tenta la mia vicina. Ora che mi sono asciugata gli occhi, la osservo meglio. Deve avere almeno cinquant’anni, ma sembra più giovane. Porta la fede al dito.
Ricomincio a piangere.
“Scusi? Scusi? Mi sento male, ho bisogno di scendere!”, grido all’autista.
“Un po’ di pazienza, signorina, siamo appena arrivati”.
Davanti ai miei occhi passa il cartello Bournemouth. Non ci sono mai stata.
Appena il pullman si ferma, mi lasciano scendere per prima. Sento un ragazzo canticchiare la marcia nuziale come se fosse quella funebre. Vorrei tirargli addosso quello che resta del mio schifoso bouquet, ma mi sono già umiliata abbastanza per oggi.
Cammino senza badare agli sguardi delle persone.
So di fare la figura della patetica, per di più infreddolita perché me ne sono andata soltanto con il bouquet, il velo e la mia borsetta, ma in questo momento mi sento impossibilitata a fare qualsiasi cosa, tranne piangere.
Cammino fino a raggiungere la spiaggia. Mi tolgo le scarpe e le sbatto sulla sabbia insieme al velo prima di correre fino ad inginocchiarmi sul bagnasciuga.
Immergo le mani nella sabbia e mi lascio bagnare dal mare.
Ce l’ho messa tutta per rendere questo giorno perfetto, ma è stato inutile. So che è un comportamento infantile, ma ho scelto di lasciare un biglietto e scappare, piuttosto che affrontare per l’ennesima volta discussioni che non ho più la forza di gestire.
Sto meglio da sola, non ho bisogno di una madre che non mi guarda in faccia se non sono bella come lei, una sorella che si vanta di fare persino le bolle con la saliva meglio di me e un nuovo patrigno.
Ho scritto il biglietto d’addio con le lacrime agli occhi e sono scappata senza neanche avvisare il mio migliore amico Steve. Ho la nausea, non so se vomitare o svenire in acqua.
Alzo lo sguardo verso l’orizzonte e vedo un uomo in piedi su una barca. Cerca di stare in equilibrio, ma il vento è troppo forte, così cade in acqua.
Non lo vedo risalire.
Cazzo.
Libero le mani dalla sabbia e mi strappo un pezzo di gonna per riuscire a muovermi in acqua.
Le forti onde non mi facilitano le cose, ma nonostante l’acqua che mi colpisce in faccia, ce la metto tutta per non perdere d’occhio il mio obiettivo. Devo sbrigarmi prima che sia troppo tardi per quell’uomo.
Quando le braccia cominciano a farmi male, riesco finalmente a raggiungere la barca e trattengo il fiato per immergermi in acqua. Per fortuna, non è ancora buio e anche se la visuale è piuttosto scarsa, riesco a vedere l’uomo e lo afferro per le spalle. Indossa un giubbotto pesante, perciò faccio fatica a tornare in superficie, ma ce la metto tutta per tenerlo stretto a me. Appena sento di nuovo l’aria sul mio viso bagnato, la corrente si è un po’ calmata, così posso guardare in faccia l’uomo. Ha i capelli attaccati alla faccia e la barba scura.
“Signore? Signore, mi sente?”, lo chiamo dandogli dei piccoli colpi sulla guancia, ma lui non risponde, così nuoto verso il bagnasciuga.
Vedo una figura scura con una piccola luce abbagliante che scappa via. Ci penserò dopo.
Finalmente sento la sabbia sotto di me, così posso riprendere fiato prima di rimettermi in piedi e camminare verso il bagnasciuga.
“Resista, signore. Ci siamo quasi”, gli dico dopo aver messo un suo braccio intorno alle mie spalle per facilitarmi le cose.
Non si è ancora svegliato, perciò non mi resta che adagiarlo delicatamente sulla sabbia asciutta.
Per fortuna, non si è spezzato il collo. Posso ancora aiutarlo.
Gli premo le mani sul petto per tre volte e poi gli faccio la respirazione bocca a bocca.
Al terzo tentativo, lo sento sospirare.
“Signore? Signore, mi sente?”.
Invece di rispondermi, tossisce e sputa l’acqua rimastagli in gola, poi finalmente spalanca gli occhi.
Si guarda intorno, ma si spaventa appena si accorge di me.
“Cos… cos’è successo?”.
“È caduto… è caduto dalla barca, ma l’ho salvata in tempo”.
“E lei chi è? Perché è vestita così?”.
“Come può pensare a come sono vestita in un momento come questo?”, lo rimprovero con frustrazione. Lui fa una smorfia e cerca di mettersi seduto, ma si porta una mano sulla testa dolorante.
“Si sdrai, per favore”, gli dico con gentilezza, ma lui non mi ascolta e mi volta le spalle mentre si rimette in piedi. Rischia di cadere di nuovo, così allungo le braccia per bloccarlo.
“Le dispiacerebbe rimanere vivo?”, lo rimprovero.
“Mi lasci in pace!”.
“Oh, bel ringraziamento!”.
“Desmond!”, esclama una voce lontana.
Una signora sulla sessantina si sta avvicinando a noi correndo talmente veloce da alzare la sabbia e farne finire un po’ addosso a noi.
“Desmond, perché sei tutto bagnato?”, chiede a lui dopo essersi fermata per riprendere fiato.
Prova ad abbracciarlo, ma lui indietreggia.
“Mamma, calmati, sto bene! Purtroppo!”.
“La prossima volta che vedrò qualcuno tentare di suicidarsi, mi farò gli affari miei. Fanculo gli uomini”, penso a voce alta e faccio per andarmene.
“Aspetti, signorina! Lei ha salvato mio figlio?”, mi chiede la signora.
“Vorrei dire di averlo fatto con piacere. Ora scusate, ma devo andare”.
Lei mi afferra il polso senza stringerlo.
“Anche lei è bagnata e ha l’aria di aver avuto una giornata difficile”, dice fissando il mio abito bagnato e rovinato.
Ha ragione, ho avuto una giornata veramente difficile.
 
Continua nel capitolo:


 
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