torna al menù Fanfic
torna indietro

MANGA.IT FANFIC
Categoria: Manga e Anime
Dalla Serie: Naruto
Titolo Fanfic: CAMBIAMENTI
Genere: Sentimentale, Romantico, Azione, Drammatico, Introspettivo
Rating: Vietato Minori 18 anni
Avviso: Yaoi/Slash/Yuri, OOC, AU
Autore: bebedb galleria  scrivi - profilo
Pubblicata: 28/07/2022 19:06:09 (ultimo inserimento: 29/09/22)

Sequel di "Splendida banchisa scivolosa" a sua volta sequel di "Lasciarti da parte non si può"
 
Condividi su FacebookCondividi per Email
Salva nei Preferiti
   
LA VETRINA DELLE MERAVIGLIE
- Capitolo 1° -

Temi trattati: Revenge porn; Depressione; Non accettazione della disabilità; Autismo; Problemi finanziari; Rapimento di minore.

Akira è un OC inventato da me


Coppie presenti:

Obito/Rin
Sasuke/Sakura
Naruto/Nagato
Kiba/Sai
Hinata/Izuna
Kisame/Itachi
Kakuzu/Madara
Deidara/Karin
Konan/Neji
Temari/Choji
Yahiko/Shisui





Forse i bambini sono così incondizionatamente felici perché ancora riescono a sorprendersi. Si meravigliano di quello che per gli adulti è la normalità, o addirittura, la noia. Capacità, o più probabilmente dono, che va inesorabilmente scemando con la crescita fino a scomparire del tutto.
Akira era ancora in quella fase in cui trovava terribilmente eccitante osservare gli arnesi di lavoro degli operai in funzione. Durante l'ulteriore ingrandimento della palestra di Kisame, in cui erano stati assunti Sakura e Choji come istruttori di pattinaggio e Wrestling, Obito e Rin avevano avuto il loro bel da fare per contenere la curiosità del figlio ma senza tarparla completamente.
Akira era intensamente attratto dal suono prodotto dalla piccola betoniera in azione e dall’odore del cemento fresco. All'epoca dell’inizio dei lavori non aveva ancora un anno e aveva iniziato da poco a muovere i suoi primi passi. Il bambino sembrava, però, aver deciso di sfruttarli subito nel migliore dei modi. Sebbene ancora non del tutto stabile sulle gambette, tirava con foga una manica del papà per condurlo, senza possibilità di repliche, dovunque lui desiderasse. Ancora non comunicava se non con simpatici e dolci versetti, tuttavia il modo di farsi capire lo aveva sempre trovato eccome. A Obito non restava che capitolare con un sorriso.
Giunti nella ulteriore nuova sala della palestra che stava nascendo, Akira si arrestava di colpo mollando la manica di Obito. I grandi occhi castano scuro del bambino guizzavano per quella stanza che dalla sua prospettiva doveva sembrare davvero gigantesca. La piccola bocca sdentata si allargava in un sorriso emettendo versetti eccitati e bollicine di saliva. A quel punto se la sua principale passione, e cioè la betoniera, era accesa, Akira spiccava una traballante corsa in quella direzione. Obito lo lasciava fare finché il bambino non era arrivato nei pressi del macchinario consapevole di quando i piccoli abbiano bisogno di sperimentare e di sviluppare la loro innata curiosità. Lo prendeva in braccio solo quando mancavano pochi centimetri affinché non ci infilasse le manine dentro attratto dall’odore del cemento, poi si avvicinava lui stesso di qualche passo per permettere a un gioioso Akira di sbirciare quanto voleva dentro la betoniera.

“Che ne dici, secondo te ci scapperà un muratore o un talentuoso architetto?” Rin aveva rivolto quella domanda al marito rilassata sul letto con un braccio dietro alla testa.
Al momento Akira dormiva ancora in una culla nella loro stanza, la sua cameretta era ancora in costruzione e lui non si era smentito nemmeno lì a casa passando le sue giornate ad ammirare i lavori. Obito aveva scoperto che il figlio adorava anche il profumo del legno oltre quello del cemento, e così anche lì era impegnatissimo a tenerlo alla giusta distanza da pialle, seghetti elettrici e trapani. Gli utensili elettrici lo attraevano molto di più di quelli manuali, più facevano rumore e meglio era. La passione casalinga di Akira era la pialla con gli acuti lamenti che emetteva toccando le tavole. Aveva la vivacità di Rin e i suoi capelli castano chiaro. Gli occhi erano usciti letteralmente un mix di colore tra quelli della mamma e quelli papà. La carnagione dal sottotono dorato come quella di Obito. Dal papà, Akira aveva ereditato anche una fervida fantasia, aveva infatti imparato molto precocemente a tenere la penna in mano per disegnare e colorare. Obito aveva più volte costatato, con un luminoso sorriso, come lui e Rin vivessero fusi nel loro bambino.
È quello che ho sempre desiderato per la vita, noi siamo una cosa sola, Rin.
“Aspettiamo a dirlo, tra qualche anno probabilmente adorerà starsene svaccato sul divano con le cuffie nelle orecchie mangiando le peggiori schifezze.”
Rin avrebbe voluto lasciarsi andare alla sua risata cristallina ma dovette trattenersi visto che Akira si era appena addormentato. Si rilassò godendosi le dita del marito che le accarezzavano il ventre. Anche se i polpastrelli di Obito risalirono per sfiorarle i capezzoli turgidi, ancora per quel giorno sarebbero stati costretti a fermarsi lì. Il marito le afferrò il mento per baciarla, negli occhi neri la promessa che, non appena la cameretta di Akira fosse stata terminata, nella loro ci sarebbero state scintille degne dei migliori spettacoli pirotecnici di Deidara.

L’ultima esibizione di quell’energico biondo era stata ancora più mozzafiato delle precedenti. Sembrava proprio che Deidara fosse un pozzo inesauribile di creatività che andava a pescare sempre più in fondo e sempre meglio.
“Il mio usignolo” lo definiva Karin ogni volta al termine dello spettacolo baciandolo con le guance arrossate quasi quanto i capelli “Tu sei come gli usignoli, ogni volta una combinazione diversa ma che sempre riesce a stupire.”
Come Deidara era capace di fare uno spettacolo ogni volta più bello, la villa di Tsunade vedeva sposarsi coppie sempre più raggianti e felici.
La giovane pergola di Vermentino adesso era cresciuta abbastanza da poter fare ombra alla tavolata degli sposi senza l’ausilio di foglie artificiali. Essendo ancora maggio, i grappoli erano verdi, ma così lucidi e di una tonalità smeraldo da sembrare finti. Il posto centrale era stato concesso spontaneamente a Izuna e Sasuke. Così simili e perfetti eppure differenti. La diversità delle loro spose era singolare ma non per questo fastidiosa, Sakura e Hinata incarnavano proprio la bellezza di quella varietà che non annoia mai. Choji e Temari al loro fianco, avevano accettato Kankuro e Gaara come testimoni anche in onore di quella famiglia che finalmente era riuscita a trovare la sua meritata dimensione. Dall’altra parte, Sai e Kiba. Sembravano proprio un bellissimo dipinto in cui il bianco e nero finalmente si faceva prendere per mano dai colori e questi ultimi accettavano, a loro volta, di avere quei confini dettati dalle decisioni grazie alle quali è possibile crescere, vivere e afferrare quella felicità che altrimenti ci camminerebbe a fianco senza mai essere sfiorata. Non mancava certo Akamaru al posto d’onore accanto al padrone. Madara e Kakuzu all’altra estremità con Itachi estasiato di fare da testimone al cugino; era comunque contento che il suo Otouto, questa volta, fosse nelle mani fidate di Kisame.
Akira si era accomodato in grembo allo Zio Mada dove era rimasto a crogiolarsi praticamente tutto il tempo beandosi anche delle coccole di Kakuzu, persino il piccolo si era reso conto di quanto Madara fosse raggiante quel giorno. L’attaccamento che si era instaurato tra Madara e Akira era immenso e molto dolce, come avevano previsto Obito e Rin quando ancora loro figlio esisteva solo nei pensieri. Madara era finalmente circondato di tutto l’amore atteso da una vita e finalmente riusciva a goderselo sentendosene pienamente degno.
Naruto, al suo terzo e ultimo mandato di sindaco, celebrò il rito per tutte le coppie contemporaneamente; direttamente lì, sotto quella pergola immersa nel bellissimo parco di Tsunade.
Genma, al taglio della gigantesca torta che le cinque coppie condividevano, si ritrovò ad aver già scaricato sia la batteria che la memoria della sua macchina fotografica. Gli sposi dovettero fermarsi immobili diversi minuti con il lunghissimo coltello che tutti avevano tra le mani, per permettere al fotografo di sostituirle. Gli scatti che seguirono li ritrassero inevitabilmente più sorridenti e luminosi del previsto.
“Ehi, Tsunade, tu e Samui quando è che vi decidete a sposarvi? Mancate solo voi.” Deidara aveva apostrofato la padrona di casa sempre dal bordo piscina, ma stavolta senza lanciare nessuna diavoleria al fine di rendere l’acqua meno smorta.
Tsunade e la compagna, nonostante fosse ancora primavera, non avevano rinunciato alla loro consueta bevuta beatamente in panciolle sul materassino. La bella dottoressa appariva tra il divertito e il seccato osservando l’asimmetrico sorriso del biondo che andava allargandosi.
“Deidara, forse ti sfugge la capacità dei sentimenti di essere indipendenti da pezzi di carta e firme varie. Io e Samui stiamo benissimo insieme e questo è quello che conta, se non ci fosse stata lei forse non avrei avuto l’umore adatto per accogliervi tutti qui a riempire la nostra vita di gioia per la terza volta.”
Detto questo, Tsunade afferrò il materassino di Samui con forza da un angolo. Se lo dirò addosso con veemenza e non ebbe pace fino a che le sue bellissime labbra non entrarono in contatto con quelle della compagna.
“Zia Dade, bellissima!” Akira arrivò trotterellando con una rosa bianca in mano come sempre inseguito da un radioso Obito.
Aveva iniziato a parlare da poco ma già riconosceva tutti e aveva affibbiato loro dei fantastici nomignoli, era una grande famiglia e ad Akira questo non era sfuggito. Il bambino lanciò la rosa candida, presa dalle decorazioni dei tavoli, in direzione delle due belle donne prendendosi in cambio gesti di baci e occhiolini.
“Hai perfettamente ragione, Akira, questa piscina manca di colore” la ghigna di Deidara si fece ancora più beffarda mentre si rivolgeva al bambino “Solo che la tua rosa, pur essendo splendida, è bianca. Facciamo qualcosa per aggiungere un po’ di allegria?
“Sì, usignolo!” Inevitabile che anche Akira avesse apprezzato le tinte con cui Deidara era solito pitturare il cielo. Ora mostrava il suo apprezzamento al biondo sorridendo e tendendo un ditino nella sua direzione.
“Deidara, no!”
Prima che l'esclamazione di Tsunade potesse spegnarsi, l’acqua già ribolliva di colori, glitter e profumi fruttati.
Grazie alle sue sofisticate impostazioni, l’obiettivo di Genma riuscì a catturare perfettamente quel brillante arcobaleno. Tuttavia il fotografo si rammaricò della natura silenziosa delle immagini, lì le allegre risate che esplosero subito dopo non si sarebbero mai potute sentire.

Akira adorava quelle scarpette rosse a strisce bianche, gli piaceva un sacco vedersele ai piedini. Come gradiva il completino arancione costituito da pantaloncini e canottiera. A un anno e mezzo di età i pensieri sono molto semplici e lineari, molto spesso si limitano a mi piace/non mi piace. Gli piaceva la temperatura mite sulla pelle, un’esperienza che non ricordava di avere provato in precedenza. Si ricordava vagamente avvolto in un cappottino marrone e una sciarpa rossa che gli pizzicava leggermente la pelle sensibile del collo. Chissà perché doveva indossare quella roba? Gli piaceva anche guardare Zio Sean che si allenava ai suoi attrezzi, solo che dopo un po’ si annoiava osservando sempre gli stessi movimenti ripetuti molte volte preferendo andare ad ammirare Zio Mada e Zio Tachi.

“Perché Kisame si chiama Zio Marino?” Akira si era sentito rivolgere quella domanda dal viso delicato e gioioso della mamma, sempre così pieno di amore.
“Blu mare” aveva risposto semplicemente lui indicando i capelli a spazzola di Kisame.
Akira aveva visto il mare per la prima volta quell’anno, si era eccitato così tanto da dimenticare all’istante l’entusiasmo per betoniere, pialle e trapani.
La risata cristallina di Rin sembrò come il suono di tanti campanelli all’interno di quello che ormai era un vero e proprio palazzetto dello sport: “Amore, hai perfettamente ragione. Ma Kisame, visto il suo fisico, ha bisogno di qualcosa di più incisivo del nome Marino. Proviamo a pronunciarlo un pochino diverso. Sean. Significa sempre mare.”
“Zio Sean!”
L’approvazione del sorriso sdentato di Akira aveva trascinato con sé anche Obito e Kisame ora molto soddisfatto del suo nuovo nomignolo affettivo.

Akira trotterellò nella stanza dove erano sempre Zio Mada e Zio Tachi. Non aveva bisogno di voltarsi, il suo papà era certamente sempre dietro di lui. Camminava sicuro adesso, tuttavia anche se non serviva di continuo la mano del papà a rassicurarlo e sostenerlo, Akira sapeva che poteva comunque contare su di lui e la mamma in ogni momento.
Itachi e Madara si stavano allenando insieme. Gli avevano spiegato che Zio Tachi non aveva gli occhi nella stessa posizione di tutte le altre persone, ma ne possedeva uno per ogni dito sia delle mani che dei piedi. Ecco perché era così bravo quando volava sui nastri di seta rossa. Zio Tachi sapeva volare come un uccello, Akira aveva classificato questo come mi piace, così come aveva fatto con la betoniera, la pialla, il trapano e il mare. Gli occhi di Zio Tachi potevano funzionare solo entrando in contatto con qualcosa, ecco perché adesso, Zio Mada gli insegnava quei bellissimi movimenti senza interrompere mai il contatto fisico. Silenziosi, bellissimi, chissà se un giorno avrebbe imparato anche lui a volare come loro.

Venti occhi sono decisamente meglio di due soli. Ecco perché Itachi, forte di questo, aveva deciso di indossare anche lui la divisa del Taekwondo un paio di volte a settimana per farsi insegnare da Madara le migliori mosse di difesa personale. Si era reso conto che il vero abuso non era stata l'aggressione in sé stessa, ma tutte le conseguenze che c’erano state dietro. Il timore continuo di uscire di casa e di rimanere da solo, il sobbalzare ad ogni rumore o sguardo diversi dal solito, la perdita dell’autostima e della fiducia nelle proprie capacità. La paura di non essere pronto a difendersi che lo aveva indotto a interrompere le cure che avrebbe dovuto scrupolosamente seguire. Itachi aveva deciso che non poteva accettare tutto questo. Non si può vivere così, per questo, ora che aveva ben venti occhi, aveva deciso di sfruttarli fino in fondo.
Madara aveva studiato un nuovo sistema personalizzato appositamente per lui, consisteva nel non perdere mai il contatto fisico. Non si interrompeva proprio mai anche se a volte coesisteva solo in un lieve sfioramento della divisa. Itachi avrebbe dovuto sfruttare il tocco, la forza, lo spostamento d’aria e le prese dell’avversario prima di decidere come agire. Tuttavia lo stesso Madara aveva finito per rimanere stupito di quanto il cugino imparasse velocemente, spesso lo aveva atterrato senza che lui potesse fare niente per impedirlo. Era stato costretto a concedergli la cintura nera in pochi mesi.
Sasuke e Kisame non potevano che essere orgogliosi di lui e di come aveva ripreso in mano la sua vita. Oltre a questo, Itachi e Sai riscuotevano ulteriore successo esibendosi ai nastri, inutile negare come il fatto che uno degli acrobati fosse privo della vista suscitasse ulteriore curiosità nel pubblico. Facevano spettacoli sia dal vivo che in televisione, oltre che seguire i corsisti alla palestra.
Un rullare di rotelle sovrastò il silenzio assoluto dei due lottatori di arti marziali nelle loro divise candide. Akira si vide arrivare incontro una figura esile avvolta in un vestitino bianco cosparso di brillantini, era molto attillato per poi aprirsi in una leggera gonnellina svolazzante. Nonostante Akira avesse classificato come non mi piace il chiasso prodotto dagli altri insegnati e allievi della palestra, a parte Itachi, Madara e Sai, non poté evitare di sorridere quando quella ragazza dai capelli rosa che profumava di fiori lo prese in braccio, fresca come un soffio di vento, per portarlo da Zio Sasu che li guardava sorridenti senza che lui se ne fosse accorto. Akira si vide consegnato al ragazzo raggiante, Sakura gli volteggiò graziosa intorno per poi baciarlo tra gli applausi e le esclamazioni di tutti. Mamma e papà compresi.

Note autrice:
La teoria per il soprannome di Kisame è un mio ragionamento strettamente personale. Avendo notato la somiglianza tra le parole Sea e Sean, Ho rielaborato che Sean potrebbe essere la traduzione di Marino.



 
Continua nel capitolo:


 
  » Segnala questa fanfic se non rispetta il regolamento del sito
 


VOTO: (0 voti, 0 commenti)
 
COMMENTI:
NON CI SONO ANCORA COMMENTI, SCRIVI IL PRIMO! ^__-
 
SCRIVI IL TUO COMMENTO:

Utente:
Password:
Registrati -Password dimenticata?
Solo su questo capitolo Generale sulla Fanfic
Commento:
Il tuo voto: