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MANGA.IT FANFIC
Categoria: Fumetti e Cartoni non giapponesi
Dalla Serie: Tartarughe Ninja (Teenage Mutant Ninja Turtles)
Titolo Fanfic: FOR CHANGING THE FUTURE
Genere: Sentimentale, Azione, Drammatico, Avventura, Fantascienza, Dark
Rating: Per Tutte le età
Avviso: OOC, AU
Autore: darkshell galleria  scrivi - profilo
Pubblicata: 27/03/2014 20:22:55 (ultimo inserimento: 05/06/14)

Tornare indietro nel tempo per cambiare un futuro terrificante? Raphael è disposto a tentare purché la sua famiglia viva... SAINW.
 
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BACK TO THE PAST
- Capitolo 1° -

Bip correvano in una stanza oscura. Passi lenti, mormorii indistinguibili. Un dolore costante attraversava in scariche più o meno intense ogni singolo muscolo. Occhi stanchi cercavano di riaprirsi dopo un sonno indeterminato.
Riprovava da molto tempo.
Un soffitto sgretolato di cemento armato, mura fra il bianco sporco e il rossiccio di mattoni integri. Un'ampia finestra sul lato sinistro che mostrava un cielo nuvoloso e grattacieli oscuri all'orizzonte. Un volto sfocato ma femminile.
Il suo corpo era in un lettino di ferro, su un pavimento cementato, con delle tende svolazzanti abbastanza da solleticargli la mano scoperta sinistra. Una porta di legno, sulla destra, era chiusa.
"Finalmente..." sorrise la voce familiare, in un sussurro.
Egli sbatté lentamente le palpebre stanche, vedendo bende, cerotti, tubi e fili provenienti dal suo corpo stanco, attaccati a un solo macchinario di metallo dai bip rossi costanti.
Che cosa era successo? Non ricordava molto.
"Sono molto felice di rivederti... c'è qualcosa che dovrei dirti..." fece la donna, dai capelli rossi sbiaditi dal tempo: "Raphael... c'è una missione per te".
Di colpo, con il suo nome, egli ricordò tutto. Donatello era ricomparso dal nulla, dopo trent'anni; si erano riuniti con Michelangelo e Leonardo per sconfiggere ciò che Shredder si era costruito in quegli anni, ossia un regime totalitario che lo vedeva l'unico dittatore su New York.
"I... io sono morto... come i miei fratelli" gemette il focoso, con le lacrime agli occhi: "N... non sono vivo...".
"Karai non ti ha inflitto un colpo del tutto mortale, nonostante ti abbiamo operato e donato un nuovo fegato compatibile" fece April, accarezzandogli la mano e facendosi seria: "Tempo fa, Stockman e io lavorammo su un progetto ma ora che egli è morto, mi sono rimaste solo carte, che sono in grado di analizzare".
"Che progetto?" formulò il rosso, notando il suo stomaco bendato.
April tirò fuori dalla tasca del suo pantalone caffè largo e strappato un foglio ingiallito, ripiegato in quattro. Raph lo aprì e il suo unico occhio riuscì a capire il disegno a matita, senza leggerne le varie equazioni.
"Una macchina del tempo?".
"Sì. Volevamo spedire te e i tuoi fratelli per rimediare gli errori del passato, in modo da salvare il futuro senza perdite" rispose April: "Sono riuscita a ideare questo da sola, in tutti questi tre mesi in cui tu sei stato in coma. Però c'è un problema".
"Quale?" espirò Raph, ancora stupito che ci fosse una sottile possibilità di tornare indietro negli anni e salvare l'insalvabile.
"Non so se la macchina potrebbe funzionare. Ho provato con una mela, ma la dispersione molecolare risulta incompleta nei molteplici tunnel dimensionali".
Raph si mise seduto con le poche forze e soppresse un gemito alla ferita dolorante: guardò April negli occhi e il fuoco della determinazione bruciò nel suo petto.
"Fammi provare. Oramai, non ho più nulla da perdere. Se morirò anch'io, non sarà una grave perdita: senza la mia famiglia non ho più ragione di vivere".
Due lacrime calde rigarono il volto scarno della donna, la quale strinse famelica Raph in un abbraccio, ignorando tutte le protuberanze di colpi passati o l'abrasione di cicatrici datate. Il focoso le accarezzò la schiena, recuperando la sua maschera rossa da un gancio appena sopra la sua testa.
"April. Ti prego".
"Io..." replicò debole l'altra, ottenendo solo una stretta implorante sulle mani per farla cedere: "Ok. Va bene. Proveremo".
Raph scosse il capo, però: "No proveremo. Proviamo. Ora".
"Ma Raph... tu sei debole e solo ora ti sei risvegliato dal coma...".
"April, ti prego. Voglio farlo. Non sopporto più questa realtà..." implorò Raph, con voce tremante da lacrime così estranee per il suo credo di vita.
La donna annuì e gli consegnò la giacca di pelle marrone appoggiata sulla spalliera di una sedia bianca; afferrò due stampelle e aiutato l'amico a scendere dal letto, insieme uscirono da quell'ospedale improvvisato, dirigendosi verso il basso, verso le caldaie...

Più che caldaie, quello in cui i due erano sembrava un garage, con tutta quella prevalenza di cemento armato e mura abrasive grige o nerastre. Vari pilastri sostenevano il soffitto incrinato, illuminato da una serie di neon giallastri.
Un banco da lavoro presentava attrezzi da meccanico, carte, matite e un telo bianco ricopriva il "progetto". April sorrise un po' a Raph, mentre mostrò la cabina di vetro, affiancata da un piccolo tablet e un generatore elettrico.
Un coperchio e una base di metallo riflettevano la luce dei neon perfettamente.
"Questa è la macchina del tempo. Ora... tocca a te, Raphael" spiegò la donna, con lieve titubanza: "Mi auguro che possa funzionare".
"Non mi avrai sulla coscienza in caso di problemi" commentò il rosso, liberandosi delle stampelle per zoppicare sino al suo unico biglietto per il passato: "Se non dovessi farcela, sappi che sei sempre stata la più cara amica della mia vita e che io sono onorato di averti ancora al mio fianco".
April si morse le labbra, distogliendo lo sguardo per non scoppiare a piangere. Inspirando, si avvicinò al tablet e ne premette su l'indice, permettendo a una luce verde di brillare sulla parte principale della cornice della cabina e alla porta di aprirsi con uno sbuffo di pistoni idraulici.
Raph entrò, deglutendo e guardò April, sorridendo in rassicurazione... l'esatto contrario della paura che batteva nel petto.
"Ti voglio bene, Raph" fece April, digitando sul tablet la sequenza binaria per il viaggio: "Avrei voluto tu non fossi la cavia".
"Non sono felice di vivere comunque" rispose Raph, stringendo i pugni: "Non sono niente più".
La donna pianse in silenzio quando una luce bianca partì dal basso, illuminando Raphael, evidenziando rughe e cicatrici, con un sottofondo di un conto alla rovescia di dieci secondi.
"RAPH!" gridò April quando una terrificante scarica elettrica si rilasciò dal generatore, correndo tutta la cabina: "RAPH! OH, NO!".
Un grido si levò dall'interno: la rossa intravide il corpo dell'amico cominciare a perdere consistenza, divenendo sempre più trasparente. Quando una forte luce bianca esplose nell'intero "garage" con un grido straziante, tutto divenne immediatamente nero...

New York, ore 23:30

Pugni rabbiosi continuavano a colpire il sacco da box da circa un'ora. Il fuoco gli bruciava nel petto dopo l'ennesima bravata del fratellino di anni quindici Michelangelo. Raph il 17enne non poteva credere che lui e gli altri due fratelli sarebbero dovuti restare in casa per una settimana, come punizione al ritardo e alla sciattezza di Mikey.
"Diamine!" ringhiò, insieme all'ultimo pugno: "Perché siamo sempre noi a rimetterci quando è quella testa di rapa a incasinare tutto!".
"Perché quando uno va giù tutti lo seguono?" commentò ironico la voce di Mikey, sbucato dalla cucina.
Raph si voltò con un ringhio animale e con uno scatto felino lo raggiunse, inchiodandolo al muro del dojo a due mani sulle spalle.
"Perché non puoi sparire semplicemente dalla mia vita?! Staremmo tutti molto meglio, credimi! E lo dice uno che non mente!".
Mikey mostrò dolore nello sguardo azzurro ma il sorriso sulle labbra distorceva quella pugnalata al centro del petto. Doleva quella frase veritiera... doleva molto.
"Mi dispiace... ma... non mi sentivo molto bene, stamattina..." mormorò, chinando il capo.
"E questa scusa è valida anche per gli altri giorni?" ruggì Raph, a un centimetro dal suo volto: "Va' a raccontare a qualcun altro queste fandonie!".
"E' vero... Donnie mi ha detto che..." provò ancora Mikey, alzando le mani in difesa.
Raph restrinse gli occhi, attenendo il seguito di quella frase.
"Deve asportarmi la milza... l'ultimo infortunio me l'ha lesionata e gli antibiotici non fanno più miracoli...".
Raph spalancò gli occhi ma inghiottendo quelle parole, la rabbia prevalse ancora e con essa anche la pressione sul corpo del quindicenne sottomesso.
"Non ci credo. Tu menti come ogni volta!" urlò.
Il ronzio per quel tuonare attaccò le orecchie del minore ma quando le ombre allungate di Leo e Don comparvero alle spalle del rosso, contro la luce dei faretti, l'ultimo citato si voltò.
"Lascialo" ordinò morbido Leo: "Mikey non mente. Abbiamo già messo al corrente anche il sensei".
Uno scatto alla destra: Splinter stava uscendo dalla sua camera con le orecchie chinate e il dolore nello sguardo oscurato dalle folte sopracciglia grige. Si avvicinò e con un semplice sguardo permise a Mikey di liberarsi di quelle forti mani sulle spalle.
"Perdonami, figlio mio. Non ne avevo idea" fece, accarezzandogli la guancia per poi rivolgersi agli altri: "La punizione è annullata. Potete uscire".
"Grazie, sensei!"...

Solo cinque giorni erano stati sufficienti a soffocare i quattro teenager in modo ossessivo.
Don si era ritrovato ad eseguire più volte gli stessi calcoli di cui lui già conosceva il risultato; Raph era stufo di cominciare e finire la sua routine di allenamenti con i pesi. Leonardo non trovava più pace nemmeno con la meditazione e Mikey non aveva più un solo fumetto da leggere.
In altre parole, un'uscita necessitava assolutamente.
Ed ora, eccoli lì, felici di sgattaiolare lungo un tunnel abbandonato della 39esima, costeggiato da rosse luci sulle mura convergenti a un soffitto nero. Il loro scalpitare felice risuonava riverberato nella lunga galleria.
"Lì" indicò Leonardo, riferendosi a una scaletta che toccava un coperchio di un tombino.
"Secondo i miei calcoli, raggiungeremo il vicolo parallelo al Second Time Around" fece Donnie, con uno spolvero di rosato sulle guance imbarazzate.
"In altre parole" commentò Raph, affiancato da Mikey.
"La 40esima!" completò quest'ultimo.
Trepidanti, fu l'arancione a scalare per primo, seguito da Don, Raph e infine Leo, il quale si occupò di richiudere il tombino, inspirando della vera "aria inquinata" e non la solita "puzza di fogna"!
"Stasera è sgombro, eh?" fece Mikey, con i pugni sui fianchi: "Come mai?".
"Non so" fece Donnie, poggiando una mano sull'inseparabile borsone dei "giochini".
Raph avrebbe commentato quando un'idea dimenticata balzò in mente: "Oh, oh... ho dimenticato di prendere i miei Sai! Farò subito, ragazzi!".
Senza dare il tempo a Fearless di ricordare che un ninja non usciva mai senza il proprio prolungamento, i tre ninja guardarono il quattro ricalarsi nel tombino, con assoluta calma.
"Ma tu guarda" commentò Leonardo, scuotendo il capo: "Ok. Non ha colpa. Restare troppo nella tana ha i suoi effetti negativi, dopotutto".
"Uhm... ecco, mi dispiace per questo" sussurrò Mikey, massaggiandosi la nuca: "Purtroppo il dolore al fianco sinistro mi impedisce di muovermi come vorrei".
"Stai tranquillo" rassicurò Donnie, intenerito abbastanza da abbracciarlo: "L'importante è che ora tutti sappiano come stanno realmente le cose".
Leonardo annuì e un movimento nella parte più buia del vicoletto nauseabondo, sbarrato da un'altra maglia di ferro, catturò il suo sesto senso ninja. Restringendo gli occhi, si sforzò di non perdere la focalizzazione.
"Raph, hai fatto presto" commentò Mikey, accortosi della figura oscura: "Accidenti, hai messo il turbo!".
Un tonfo, un lamento, un accenno di un piccola luce bianca svanita a mezz'aria. I tre fratelli si scambiarono uno sguardo perplesso e si avvicinarono cautamente, aiutandosi con il neon rossastro che illuminava la figura seduta contro il muro.
"Raph?" ripeté Donnie, notando la figura accasciarsi completamente al suolo: "RAPH!".
I tre accorsero il fratello, girandolo sul guscio. I loro occhi spalancarono completamente nel ritrovarsi dinanzi una tartaruga identica e precisa al fratello testa calda, solo più adulta e più ferita.
"Non è Raphael..." espresse Leo, attonito.
"Anche se sembra..." continuò Mikey, guardando verso il tombino dove il guscio di Raph fece capolino: "Ed eccoci tutti insieme".
"Ehi, ragazzi, grazie per... avermi... aspettato..." commentò il rosso, rallentando alla fine quando intravide la quinta tartaruga così familiare: "Chi è quello?".
Donatello ebbe un battito mancante quando notò l'occhio fuori uso sotto quella maschera logora e rossa. Scuotendo leggermente il capo, dalla posizione accovacciata si ritrovò con il guscio in terra, respirando a fatica, come in iperventilazione.
"L... lui è Raphael..." gemette pallido: "E proviene dal mio Incubo...".
"COSA?!"...

Angolo dell'Autrice

Ho sempre desiderato scrivere su SAINW, ma non certo costeggiando la tragedia che racchiude la mini-serie. Buona lettura!
 
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