Dragon Ball muore con Freezer? - Reprise
data: 08/05/09
scritto da: kotaromatsudaira profilo
Mi è piaciuto parecchio il quesito posto da Patitos tempo fa, a cui purtroppo non ho potuto partecipare causa assenza forzata dalla rete.
Vi avevo promesso una mia opinione al riguardo, tuttavia. Orbene, eccola qua.
(In sottofondo: Destiny’s Child, “Independent Women”, dalla colonna sonora di “Charlie’s Angels”, una delle canzoni che più ascoltavo in quarto ginnasio, quando leggevo e guardavo Dragon Ball Z per la prima volta)

Dunque, che Toriyama volesse concludere Dragon Ball con la sconfitta di Freezer, e che le saghe di Cell e Majin Bu siano state aggiunte soltanto perché fu forzato a continuare dall’editore dato il successo mondiale dell’opera, è assodato.
Ci sono parecchi elementi, del resto, che lo confermano. Gli elementi di “fanboysmo” in queste due saghe sono infatti moltissimi, molto più presenti che nelle saghe precedenti. Basti pensare al proliferare di Super Saiyan quando invece doveva esserlo il solo Goku, a rigor di trama, ad esempio. E’ chiaro, infatti, che elementi come la trasformazione in Super Saiyan a più livelli (i quali sono poi essenzialmente inutili a livello di trama, come ad esempio il terzo che è l’apoteosi dell’inutilità e del cattivo gusto estetico) sono stati inseriti soltanto per compiacere i fans.
Anche il personaggio di Vegeta ha subito una sorte molto simile, soltanto perché piaceva ai (le) fans. Da cattivo, infatti, si è mutato nel classico amico-rivale figo (quando Vegeta, brutto, stempiato e tappo com’è, non avrebbe nulla di figo! E infatti Toriyama non si piega alle fangirl e lo sfotte di continuo, vedi ultima apparizione in Nekomajin! XD), si è trasformato in Super Saiyan a più livelli, è passato tra le fila dei “buoni” e come se non bastasse ha tolto Bulma al suo promesso sposo Yamcha (che è cascato nell’oblio, eh, evidentemente non piaceva più alle ragazzine!), sposandola senza alcun motivo apparente e ha concepito con lei un figlio.
Figlio, Trunks, che peraltro, è l’apoteosi del personaggio “fangirloso” e difatti è stato creato appositamente per compiacere le fans femminili per esplicita ammissione dell’autore stesso.
Se ben ci pensiamo, infatti, Trunks è un personaggio più inutile che altro, che piace tanto alle lettrici di sesso femminile perché in versione “Trunks del futuro” è tanto bello e figo, e anche ai lettori di età più giovane perché sempre “Trunks del futuro” è figo e forte. Ma, alla fin fine, il suo apporto nella saga di Cell è abbastanza irrisorio. Si, ok, avverte lui tutti quanti del pericolo e fredda il redivivo Freezer, ma contro Cell, poi, non fa altro che farsi pestare.
Come se non bastasse, poi, Trunks non si limita alla versione “Trunks del futuro”, ma ritorna nella storia come bambino. E Trunks bambino è veramente un personaggio da prendere a sprangate da mane a sera: viziato e piagnucolone, si sente sempre superiore al povero Goten (che anche lui non è che sia un personaggio così eccezionale, ma perlomeno ha il sangue di Goku nelle vene e questo lo rende più sopportabile) e diventa Super Saiyan con una facilità estrema nonostante sia solo un cinnetto inutile, roba che se io fossi Nappa o Radish mi incavolerei a morte e c’avrei pure ragione!
L’unica cosa per cui il Trunks bambino sarebbe salvabile è che è parte integrante di Gotenks, che è un personaggio indubbiamente ben riuscito, ma è ben poca cosa…

In un certo senso è vero, con la saga di Freezer tutti i nodi vengono al pettine, tutti i misteri e le questioni irrisolte vengono svelati, e quel che viene dopo è una semplice aggiunta che potrebbe essere trascurabile.
Ma è anche vero che, in un certo senso, tutta l’intera serie Z si può considerare un’aggiunta trascurabile, per il semplice motivo che si basa sul voler spiegare “razionalmente” quelle che erano semplici bizzarrie grafiche dei personaggi.
Mi spiego. Sin dal primo momento, vediamo che Goku ha la coda e si trasforma in un gigantesco gorilla con la luna piena, ma lo accettiamo come se fosse parte del gioco. Del resto, nel mondo di Dragon Ball vivono dinosauri, robot, demoni, mostri, animaletti trasformisti o antropomorfi, tartarughe che parlano, gente con tre occhi, senza naso, che muove gli oggetti col pensiero, paralizza le persone con lo sguardo o cambia personalità starnutendo, e il re del mondo è un cane. Non c’era nulla di strano, quindi, nel vedere un bimbo con la coda da scimmia che si trasforma in gorilla nelle notti di luna piena.
Del resto, ben sappiamo che la ragione della coda da scimmia di Goku risiede, oltre che nell’amore di Toriyama per i personaggi strampalati, nel fatto che lui è la riproposizione toriyamesca di Son Goku, il re delle scimmie protagonista dell’antico romanzo di origine cinese “Viaggio ad Occidente” (“Xioyuji”, o “Saiyuki”, che dir si voglia).
Da questo punto di vista, il fatto di spiegare questa sua bizzarria come elemento di appartenenza ad una razza aliena, cosa che è alla base della serie Z, appare una cosa abbastanza trascurabile.
Stesso discorso con l’origine aliena di Piccolo, Dio e Piccolo Daimaoh.
Se nella prima serie avevamo visto questi personaggi così simili alla classica iconografia degli extraterrestri, ciò non voleva dire che questi fossero realmente degli extraterrestri, perché ci era stato detto che erano demoni, appartenenti ad una razza demoniaca come ce n’erano tanti nel mondo di Dragon Ball, vedi Pilaf (che infatti a Piccolo un po’ ci assomiglia), Akkuman o i vari sottoposti di Piccolo Daimaoh. Non c’era quindi particolare bisogno di stravolgere quanto detto, dato che apprendiamo sin dalla primissima vignetta della storia che Dragon Ball è “una vicenda di fantasia”, e quindi non c’era bisogno di creare la serie Z per dare plausibili spiegazioni a fatti che possono semplicemente essere spiegati con “è una vicenda di fantasia”.
Etimologicamente parlando, del resto, Dragon Ball si potrebbe benissimo potuto concludere con la distruzione del castello di Pilaf, cioè quaranta volumi prima, dato che la trama di base prevedeva appunto solo la ricerca delle sfere, l’evocazione del drago e tutta una serie di citazioni dal Saiyuki (Son Goku, il bastone magico Nyoibo, la Nuvola d’oro, Oolong/Cho Hakkai, Gyumao, il monte Padella, il Ventaglio della musa), tutte cose che ci vengono mostrate nei primi due volumi.
Da questo punto di vista, quindi, si potrebbero considerare aggiunte alla trama principale tutto ciò che viene dopo il volume 2, i tornei Tenkaichi, la saga del Red Ribbon, la saga di Piccolo Daimaoh, e non soltanto l’intera serie Z.
Tuttavia, quello che Toriyama si è trovato a voler narrare, con Dragon Ball, è sì la storia delle sfere e del Dio Drago, ma queste entità hanno incrociato la loro storia con quella di Goku, Bulma, Muten, Yamcha, Crilin e tutti i personaggi di questa vicenda. Personaggi così simpatici che è risultato naturale voler proseguire la narrazione delle loro vicende per vederli crescere, fisicamente e spiritualmente, farli diventare ragazzi dai bambini che erano, e poi adulti dai ragazzi che erano, fargli cementare i rapporti e fargli metter su famiglia. Così, da due volumi siamo passati a diciassette, e poi da diciassette a ventotto, e da ventotto a quarantadue. Insomma, Dragon Ball ormai è così, e così ce lo teniamo. Con tutti i suoi pro e i suoi contro.

Ma veniamo dunque a parlare del famigerato “dopo-Freezer”, che tanto fa discutere tutti quanti.
La saga di Cell è, tra le molte che compongono la storia, quella più “a misura di fan”, dato che vi abbiamo appunto un iniziale proliferare di Super Saiyan (Vegeta, Gohan, Trunks e poi il raggiungimento del secondo livello di trasformazione), un risalto maggiore dato a Vegeta (il secondo personaggio più amato dai lettori) e la creazione di Trunks (il personaggio “creato per i fans” per eccellenza). Il nemico principale, Cell, oltretutto, seppur molto intrigante a livello concettuale, è un personaggio assai scialbo caratterialmente. E’ nemico “per contratto”, ma non sembra essere cattivo o avere scopi malvagi, non ha tecniche particolarmente interessanti dato che copia quelle di tutti, e sembra essere messo lì soltanto per pestare e farsi pestare (la faccenda del raggiungimento del corpo perfetto è interessante, ma il Cell col corpo perfetto è un personaggio scialbissimo), senza che abbia uno scopo altro, una psicologia o degli elementi caratteriali che possano farcelo amare particolarmente (e il fatto che a me piaccia perché mi piace il suo doppiatore italiano non fa testo!).
Inoltre, gli allenamenti fatti per contrastarlo (urla e colpi all’aria nella Stanza dello Spirito e del Tempo) sono tra i più noiosi dell’intera saga.
Per queste e per molte altre cose, la saga di Cell è forse l’anello debole dell’intera storia, ma Toriyama non manca di farci notare il proprio estro e la propria inventiva anche qui. E’ vero che Cell è un avversario poco interessante, e che parecchie scene (vedi Super Vegeta o Super Trunks) sono state messe lì soltanto per compiacere i fans, ma i colpi di scena sono comunque molti e molto ben congeniati, e la vicenda, fino al Cell Game, finchè parliamo della minaccia degli androidi e della ricerca del corpo perfetto di Cell, è comunque incalzante e accattivante e si fa leggere (e sottolineo leggere e non guardare in televisione) con immenso piacere.
I fans della prima serie avranno di certo gradito il fatto che all’origine di tutto ci sia uno scienziato del buon, vecchio Red Ribbon. E, se è vero che #19 e #20 non sono dei personaggi particolarmente interessanti, che #17 non è né carne né pesce e non riesce a convincere, è anche vero, d’altra parte, che tra gli androidi ci sono personaggi molto ben costruiti. Come ad esempio #18, che, oltre ad essere bellissima, è anche un personaggio abbastanza controverso, e l’idea di far innamorare di lei Crilin è a mio avviso molto buona. In fondo, Crilin è con noi dal terzo volume, è un personaggio fondamentale della vicenda. Crilin è il migliore amico di Goku, è presente ai tornei Tenkaichi, lo aiuta a combattere contro il Generale Blu e i cinque guerrieri della vecchia Sibilla, la sua morte è stata la causa scatenante della saga di Piccolo Daimaoh (e parecchi fans han pianto per questa morte, vedere ciò che han detto al riguardo i vari Oda, Kishimoto, Kubo and so on), ha combattuto contro Nappa e Vegeta, è andato su Namecc e – di nuovo! – la sua morte per mano di Freezer è stata la causa scatenante della trasformazione in Super Saiyan.
Nonostante, più avanti, i riflettori si spostino sui Saiyan, il buon vecchio Crilin ha sempre un suo spazio, è sempre lì, presente, con la sua crapa pelata e il suo buon cuore, pronto a combattere al fianco dell’amico Goku. E’ giusto quindi dare risalto anche a lui, che è presente sin dagli esordi, più che alle prodezze trasformistiche di Vegeta e Trunks di cui non interessa niente a nessuno.
A Toriyama le storie d’amore non piacciono, e si trova a disagio a doverle narrare, quindi è giusto che i suoi personaggi siano un po’ impacciati in amore e, quando non si trovano la fidanzata tra capo e collo senza alcun motivo apparente solo perché l’autore o il redattore han deciso così (vedi Goku e Chichi, Vegeta e Bulma o Senbei Norimaki e Midori Yamabuki), ci piace vedere come se la cavano tra gelosie, dichiarazioni e fraintendimenti (vedi Akane Kimidori e Tsun Tsukutsun, Taro Soramame e Tsun Tsururin, Pisuke e Hiyoko, Arale e Obocchaman, Bulma e Yamcha e in futuro Gohan e Videl), quindi, se, finalmente, anche per il simpatico Crilin arriva la primavera, non possiamo che esserne felici. E, se poi, questa cosa è piacevole da leggere per noi lettori, tanto meglio.
Un altro personaggio bellissimo, tra gli androidi, è #16. #16 è un cattivo “per contratto”, ma non è malvagio, ama la natura e anzi ha un’indole pacifica. Avevamo già sentito qualcosa del genere? Si, nel volume 6, con l’androide #8 del Red Ribbon, che anche lui era tra le fila dai cattivi, fortissimo ma contro la violenza, e alla fine passava dalla parte dei buoni. E che geniaccio, Toriyama, a ricordarci il mai dimenticato (che infatti fa una comparsata anche nell’ultimo volume del manga) androide #8 presentandoci un personaggio che è la sua diretta evoluzione e che, toh, che casualità, è numerato 16, che è il doppio di 8 (e tra l’altro nell’anime italiano #8 e #16 avevano pure lo stesso doppiatore. E che doppiatore, aggiungo io!).
La parte conclusiva della saga, il Cell Game, perde di certo parecchi punti proprio per colpa di Cell, che è un avversario abbastanza insipido, ma ha i suoi bellissimi momenti che tutti riconosciamo, come la trasformazione in Super Saiyan II di Gohan, il sacrificio di Goku e la bellissima Kamehameha con cui il ragazzo sconfigge il nemico, sorretto dallo spirito del padre defunto. Inoltre, ci regala uno dei migliori personaggi che Akira Toriyama abbia mai concepito, che è ancora acerbo ma che avrà modo di sbocciare in tutta la sua genialità nella saga successiva. E ovviamente parlo di Mr. Satan.

La saga di Majin Bu, per come è stata introdotta, si prospettava essere la migliore di tutto Dragon Ball Z.
L’inizio di questa saga (i volumi 36-37 del manga), a vederlo, è divertentissimo ma anche in un certo senso commovente.
Ci si ricorda del piccolo Goku che viaggiava alla ricerca delle sfere, e adesso lui non c’è più.
Ci si ricorda del piccolo Gohan frignone e rompiballe, e adesso quello stesso Gohan è un ragazzo, ed è il protagonista della storia, alle prese con una quotidianità in cui deve farsi valere senza mostrare le sue qualità particolari.
In questi due volumi sono racchiusi tutti i 18 di Dr. Slump & Arale, e, così come la simpatica robottina, anche Gohan si trova ad essere un ragazzo “anormale” che dovrebbe vivere una vita “normale”, ma è chiaro che, in un modo o nell’altro, la sua “anormalità” vien fuori, con risultati esilaranti.
Non ho paura di dirlo, i volumi 36 e 37 del manga sono la parte migliore di tutto Dragon Ball Z.
Leggendoli, ritroviamo Akira Toriyama, il suo umorismo, la presa in giro del mondo “duro” degli adulti e il racconto di bambini e ragazzi puri e dalla grande forza che quegli stessi adulti li mettono in ridicolo, e che poi magari si trovano pure, con risultati esilaranti, alle prese con il primo amore e con tutto ciò che i bambini e i ragazzi “normali” devono per forza di cose affrontare sul percorso della vita.
Vedere Gohan che, tutto convinto, si veste da Great Saiyaman per sventare rapine, che cerca di nascondere la sua vera identità a Videl, della quale, lentamente, si va innamorando ma non lo ammetterà mai, e vedere Videl che, da maschiaccio che era, diventa via via sempre più femminile per conquistare Gohan, non ha prezzo. Avrei volentieri sacrificato tutti i Vegeta, i Trunks, i combattimenti e i Super Saiyan del mondo per avere un Dragon Ball Z fatto tutto così.
Orbene, signore e signori, Akira Toriyama è tornato. Dragon Ball è tornato. Evviva, evviva!
E’ in un certo senso commovente vedere che i personaggi che hai seguito sin dagli esordi adesso sono arrivati a questo punto. Si prova una strana sensazione a vedere che Chichi, la bimba sognatrice della prima serie, adesso è la bella e possessiva madre di due figli, che Goku, il puro bimbo degli esordi, è un super-guerriero, adesso, ed è morto, che il buffo Crilin adesso ha i capelli, è sposato ed è padre, che Bulma non è cambiata affatto con l’età e adesso ha un alieno cattivo per marito e un bimbominchia viziato per figlio, che il povero e sfortunato Yamcha non ha ancora trovato moglie e molto probabilmente, ormai, non lo farà più, che il fragile Dende adesso è il dio della terra, che il terribile Stregone del Toro è un affettuoso nonno, che il piccolo e piagnucolone Gohan adesso è un adolescente alle prese con i problemi della sua età, che il glorioso Torneo Tenkaichi, la manifestazione che aveva infiammato i cuori di tanta gente in passato, adesso è il regno dei bimbiminchia frignoni.
Dispiace un po’, che debbano apparire Babidy, Darbula e Majin Bu, e che tutta la banda debba ancora combattere, adesso che avevano tutti trovato una loro dimensione e potevano vivere in pace le loro vite. Ma, in fondo, il protagonista era morto, e bisognava trovare un modo per riportarlo in vita, dato che sarebbe stato triste finire la storia senza di lui, quindi, in fondo, va bene così.
Un dubbio sorge però spontaneo. Era proprio necessario farlo così?
Che motivo c’era di tirare in ballo uno sciocco demone caramelloso venuto fuori da chissà dove, che i nostri si sono trovati a dover fronteggiare soltanto perché gliel’han detto gli ultimi arrivati? Chi mi rappresentano Kibith e Kaiohshin? Chi mi rappresenta Majin Bu? Senza dubbio si potevano creare delle motivazioni migliori e dei cattivi migliori, per il finale della storia. Ma anche così non è proprio da buttare, la saga di Majin Bu...
Anche qui, Toriyama mostra tutta la sua abilità di narratore. I colpi di scena si susseguono uno dopo l’altro, e il lettore è tenuto incollato alle pagine con grande maestria, e, malgrado l’aria tragica della cosa, un’enorme ironia pervade il tutto. Del resto, i cattivi stavolta sono degli esseri magici che si chiamano come la formula della fata madrina di Cenerentola, un essere pacioccoso, rosa e gommoso che crede che la vita sia tutto un gioco, e un mostro gelatinoso con la profondità psicologica di un cuscino. Le battaglie, stavolta, saranno tutte trattate con una punta di ironia (vedi le smargiassate di Gotenks, la tecnica della pallavolo, la trasformazione in dolciumi, “la caramella più forte del mondo”), e si tratteranno temi “forti” come la religione, la morte, l’oltretomba, la distruzione del mondo intero e l’uccisione di tutta la razza umana con scanzonato umorismo (e comunque la vignetta a tutta pagina con i raggi energetici che Majin Bu spara dal santuario di Dende a tutti i terrestri rimasti in vita per ucciderli simultaneamente è tremendamente d’effetto, diamine!). In fondo, come abbiam detto in apertura del primo volume, “questa è una storia fantastica”. Quindi, se possono esserci dinosauri, robot, animali antropomorfi e bambini con la coda, possiamo anche distruggere il mondo intero e farlo poi ricostruire. Ci è permesso, in fondo, dato che il nostro scopo è quello di intrattenere e divertire l’amico lettore. Il fine giustifica i mezzi, no?
Majin Bu, come cattivo, non vale una cippa. E’ come un bambino potentissimo e capriccioso, che vuole distruggere e uccidere “perché si”. Ma noi, che ormai ci eravamo abituati a vedere i nostri eroi vivere in pace, vogliamo che ci tornino al più presto, con Goku al seguito, magari, e quindi ci facciamo tenere sulle spine, e ci esaltiamo ad ogni colpo, ad ogni pugno, ad ogni trasformazione, ad ogni potenziamento, ad ogni colpo di scena, ad ogni apparente speranza di vittoria, finchè non vedremo crepare l’insulso mostro gelatinoso e i nostri eroi ritornare alla loro quotidianità, con una bella visitina generale alla Kame House e Muten che ci prova con la new entry Videl, magari.
Purtroppo, dal momento che sono i lettori che gli fan guadagnare il pane quotidiano, Toriyama si deve piegare un pochino a loro, e quindi gli regala scene di fanboysmo gratuito come Majin Vegeta, Gohan dopo l’allenamento con il sommo Kaiohshin, Vegeth o Goku Super Saiyan III, che è bruttissimo esteticamente ed è l’apoteosi dell’inutilità come apporto alla storia, ma fa tanto figo e i lettori delle scuole medie che tanto si esaltano con ‘ste cose apprezzeranno.
Nonostante questo, è nella saga di Majin Bu che ritroviamo Akira Toriyama, ed è proprio il grande umorismo che pervade il tutto a farcelo capire. Sono Toriyama al 100% personaggi come il sommo Kaiohshin (una versione “sovrannaturale” del buon vecchio eremita porcello Muten, che, difatti, sottopone Gohan a un addestramento strampalato così come si faceva un tempo, prima che bastasse dar colpi all’aria in una stanza, per diventare più forti) o idee come la fusione, che oltre al lato “fanboystico” di far vedere i personaggi unirsi per diventare più potenti, ci fa ridere di gusto con trovate balzane quali il balletto o Vegeta che si rifiuta di mettersi gli orecchini.
E poi andremo a ripescare anche la Vecchia Sibilla e il suo potere di riportare in vita momentaneamente i defunti, che avevamo visto nella prima serie con Son Gohan e adesso vediamo con Son Goku stesso, e assisteremo anche a scene di rara bellezza e poesia come l’addio di tutta la banda, ma soprattutto, di Crilin e di Goten, a Goku che ritorna nell’aldilà, che volere di più?
Un aspetto che nelle storie di Toriyama è sempre presente e che avevamo un po’ perso in Dragon Ball Z ritorna invece qui in pompa magna, a dar lustro alla saga di Majin Bu. Sto parlando della delicata poesia che pervade i racconti di Toriyama, quando, dietro alle risate, ci si veicolano anche dei messaggi positivi e anche un po’ toccanti. Ed ecco che, ad incarnare questo spirito, abbiamo due personaggi tra i migliori dell’intera saga (che infatti saranno presenti, e tra le fila dei buoni, alla fine di tutto), ossia Majin Bu grasso e Mr. Satan.
Uno un demone potentissimo che distrugge e uccide perché crede che sia divertente, dato che gli è stato insegnato soltanto questo. L’altro un campione di lotta libera smargiasso, il classico adulto “duro” che Toriyama si diverte a mettere in ridicolo nel confronto con i suoi personaggi bambini.
Majin Bu e Mr. Satan si incontrano. Il primo, mano a mano (vedi incontro con il bambino cieco che guarisce e con il cagnolino), comincia a comprendere che non c’è alcun gusto nella distruzione fine a se stessa, e che il mondo, e con esso le persone che lo abitano, tutto sommato, è bello, e che, così come ci sono persone buone, ci sono anche persone ben più cattive di lui che pure è un demone malvagio.
Majin Bu grasso è un personaggio di irresistibile simpatia, e non è un caso, infatti, se Toriyama alla fine di tutto lo salva, o gli dedica copertine o pin up.
Il secondo, oltre ad irrompere prepotentemente nella storia per ragioni di parentela, essendo il padre di Videl, e a fornire sensazionali scene comiche (la sua reiterata convinzione che i Super Saiyan siano solo un trucco lo rende un grande, e non parliamo di tutti i subdoli metodi con cui vuole eliminare Majin Bu), riesce anche a brillare di luce propria uscendone come un personaggio fortemente umano, in mezzo a tanti super-uomini. In fondo, come biasimarlo, il nostro povero Mr. Satan, che tanto si è allenato fino a diventare il campione mondiale di wrestling! Mica è colpa sua se ora contano solo i colpi energetici e le trasformazioni! Lui non lo sapeva!
Mr. Satan è un personaggio di Akira Toriyama al 100%: caricaturiale, ma nel contempo immensamente umano, sbeffeggiato da autore e personaggi ma proprio per questo irresistibilmente simpatico, sia all’autore, che gli dedica illustrazioni e copertine, sia ai personaggi e ai lettori. E’ un personaggio come non se ne vedevano dai tempi del Dottor Slump, del re Nikochan, del rapinatore di banche, dei mafiosi, dei poliziotti del Villaggio Pinguino, di Giran, di Pilaf e soci, di Bacterian, di Murasaki, del generale Red, di Taobaibai o di Yajirobei. Mr. Satan segna il ritorno degli occhioni strabuzzati, dei pugni allo stomaco che fan volare i personaggi lungo enormi distanze, dei personaggi che vengono schiacciati e sballottati qua e là cavandosela solo con un bel bernoccolo. Di quei personaggi adulti che tanto Toriyama amava sbeffeggiare, dipingendo bonariamente i loro animi un po’ aridi, mostrandoci i loro difetti ma dipingendoli come dei personaggi estremamente simpatici nel loro essere “fumettistici” e nel contempo umanissimi, e facendoli confrontare, finendo ovviamente picchiati, dai suoi protagonisti bambini. Ma, scopriamo ben presto, Mr. Satan così gretto non è, anche se le inventa tutte per ottenere la gloria senza muovere un dito. A dispetto del nome, Mr. Satan non è per niente cattivo, anzi! Andato lì per uccidere Majin Bu, finisce che ci fa amicizia e riesce persino a rabbonirlo, finendo per essere l’unico essere umano che Majin Bu tratta come un suo pari e vuole risparmiare. Sono episodi di delicatissima poesia, come non vedevamo da tempo.
Mr. Satan purtroppo ha molti detrattori, ma si tratta di gente che vede solo il lato “fyko” di Dragon Ball (Z) e magari non apprezza la prima serie, non ha mai letto il manga e disconosce Dr. Slump & Arale o altri lavori di Toriyama. Ma queste critiche scivolano di dosso al nostro campione mondiale di wrestling coi baffi e la pettinatura afro, che tanto lui, forte del suo essere un personaggio di Toriyama al 100%, se ne frega e riesce ad ottenere un ruolo attivo nella storia più di tanti altri. E certamente è più utile e meglio caratterizzato lui che Kibith e Kaiohshin che sono personaggi alquanto inutili, anche se sono serviti a modo loro ad ampliare la già vasta teogonia del mondo di Dragon Ball.
In molti hanno criticato il combattimento finale della saga, per il fatto che si conclude con un sistema un po’ scontato come la Genkidama di Goku. Ma volete mettere? Cioè, l’unione delle energie di tutti i terrestri è sempre di grandissimo effetto! E come non citare Mr. Satan che ottiene il giustissimo riconoscimento e quell’idiota di Vegeta che finalmente capisce la verità suprema, ossia che sarà sempre inferiore a Kakaroth perché a lui manca la grande bontà d’animo caratteristica dell’eroe?
Se proprio qualcosa deve essere criticata, io rivolgerei le critiche al capitolo finale vero e proprio.
Si, ok, è bello vedere ancora lo scorrere del tempo sulla pelle dei nostri personaggi (ma ripensando a come questo verrà poi usato per Dragon Ball GT viene un po’ l’amaro in bocca), è bello rivedere per l’ultima volta il Tenkaichi e con esso l’immarcescibile cronista, ma ha senso che Goku e compagni, con i poteri che hanno adesso, partecipino ancora al Tenkaichi? E, soprattutto, ha senso far entrare in scena il personaggio di Ub, inutilissimo, così, all’ultimo momento? Per me no…
Sinceramente, e mi dispiace dirlo, trovo più azzeccato il finale di Dragon Ball GT, e devo confessare che avrei preferito maggiormente un finale con una struttura ad anello, che si riconducesse all’inizio della storia, come più o meno Toriyama ha tentato di fare mostrando una pin up dell’incontro tra Goku e Bulma nel capitolo finale, ma l’ingresso in scena di Ub ha rovinato un po’ tutto, ma senza nulla togliere alla bellezza dell’opera tutta in sé.

In definitiva, ogni saga ha i suoi pro e i suoi contro. Personalmente, avrei anche fatto a meno di Dragon Ball Z, ma ormai c’è e ce lo teniamo, e guardando in profondità, oltre ai Super Saiyan, ai Vegeta, ai Trunks e alle trasformazioni “fyke” che tanto piacciono ai fanboy di tredici anni, si riesce a ritrovare lo spirito di Akira Toriyama che ben conosciamo nelle piccole cose, anche in Dragon Ball Z. Soprattutto leggendo il manga, dove tutto è più conciso, fresco, veloce e piacevole rispetto all’anime, e soprattutto all’anime italiano, che è ben più lento e noioso (nonché censurato e riempito di inutili smargiassate!).
E’ vero che le saghe di Cell e Majin Bu sono quelle con più difetti, ma è anche vero che Akira Toriyama è una persona a cui, contrariamente a ciò che la gente potrebbe pensare di lui, non piace fossilizzarsi sempre sulle stesse cose e a cui piace sperimentare nuove storie e nuovi modi, grafici o narrativi, per raccontarle. Evidentemente, che vi devo dire, nel corso di tutti gli anni ’90, Toriyama ha letto quintalate di comics americani coi supereroi, e ha voluto creare una storia del genere utilizzando i personaggi che già aveva in Dragon Ball. E così, da strampalata parodia del Saiyuki che avevamo, siamo passati a una storia molto più grande e complessa, una grandissima saga generazionale che tanto ha dato e continua a dare alla storia del fumetto e dell’animazione giapponese.
Così, dal demenziale-poetico di Dr. Slump & Arale siamo passati all’avventuroso-demenziale-picchiaduro (senza, naturalmente, mai rinunciare alla poesia) del primo Dragon Ball, e poi al fantascientifico-picchiaduro (condito sempre, anche se in maniera minore ma sempre riconoscibilissima, di umorismo e poesia) di Dragon Ball Z, per poi ritornare al demenziale, all’avventuroso, al poetico negli shorts del post-Dragon Ball. E, nel frattempo, Akira Toriyama ha continuato e continua a lasciare un’impronta del suo passaggio su questa terra anche nei libri, nell’animazione, nei videogiochi, nell’industria automobilistica.
E chissà cosa ci racconterà ancora in futuro questo grande fumettista e grande uomo.

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