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MANGA.IT FANFIC
Categoria: Manga e Anime
Dalla Serie: Naruto
Titolo Fanfic: LE PAROLE SONO STANCHE
Genere: Sentimentale, Romantico, Avventura, Drammatico, Erotico, Introspettivo
Rating: Vietato Minori 18 anni
Avviso: Yaoi/Slash/Yuri, Lemon, E se..., One Shot
Autore: bebedb galleria  scrivi - profilo
Pubblicata: 26/06/2022 23:34:11

SasuNaru per il compleanno di Naruto. Parte 3/3 della serie "Milky Way". Spoiler 10 ottobre.
 
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LE PAROLE SONO STANCHE
- Capitolo 1° -

SasuNaru What If per il compleanno di Naruto. Ultima parte della serie “Milky Way”. Ispirata al romanzo “Le cronache del Tuono, il giorno del Pianto del Lupo”, i personaggi di Kina, Reishi, Roen e il Villaggio del Pianto del Lupo ne fanno parte, così come ne fa parte l’accenno alla loro storia. Tutto il resto è mia fantasia. La collocazione del romanzo è subito dopo lo scontro tra Sasuke e Itachi, io l’ho spostata molto più avanti.





Naruto, purtroppo non l’ho ancora trovato. Perdonami ma è necessario che io mi tolga questo dubbio, non posso più vivere così, per me è una tortura.
Sasuke.


Nonostante fosse ormai buio da un pezzo, quel falco era riuscito comunque a raggiungere la finestra dell’ufficio di Naruto con il messaggio di Sasuke, pensandoci bene lo aveva fatto sempre consegnandogli i messaggi di Sasuke. Affacciandosi al davanzale, Naruto comprese il motivo di questo per la prima volta, molto probabilmente l’animale si orientava nella notte seguendo la cristallina strisciata della Via Lattea. Per Sasuke aveva un significato importante, così potente da essere stato trasmesso al suo falco forse inconsapevolmente. Era nato nella sua infanzia, in quel periodo ancora non si erano nemmeno incontrati. Naruto, poi, lo aveva rinforzato involontariamente la notte in cui Sasuke aveva accettato di tonare.
Accettasti anche me quel giorno, era il tuo compleanno.
Mentre all’inizio le lettere di Sasuke erano lunghe, ricche di dettagli e di sentimenti nei suoi confronti, ultimamente si erano ridotte a poche righe telegrafiche come se le sue parole fossero diventate stanche. Anche quelle di Naruto, inizialmente cariche di speranza e trepidazione, lo erano sempre di più. Il biondo sospirò mestamente considerando come diventi difficile mantenere la fiducia in mancanza di riscontri positivi. Le parole si stancano inesorabilmente e in modo irreversibile. Mancavano solo due giorni al suo compleanno, Sasuke gli aveva promesso di esserci ma ormai il poco tempo rimasto aveva fatto spegnere anche l’ultima scintilla di speranza nel cuore di Naruto.
Comunque vada, io ti amerò sempre
Sebbene fosse ottobre, la temperatura mite consentiva al biondo di tenere i vetri aperti. I rumori della notte gli piacevano, li amava da sempre tuttavia ci era particolarmente affezionato da quella sera di tanti anni prima. La rammentò con malinconia.

Nonostante il moro fosse ancora così immerso nell'oscurità della sua anima rendendosi volontariamente ermetico a qualunque sentimento, Naruto aveva fatto chilometri per raggiungerlo e per fargli sapere che esisteva un motivo più che valido se era venuto al mondo.
Io ti amo.
Quanto gli era mancato. Sasuke, all'epoca, usava qualunque scusa pur di stare lontano da Konoha, gli incarichi assegnategli dall’allora Hokage Kakashi rappresentavano il suo cibo preferito. In infinite occasioni Naruto aveva avuto l’impressione che Sasuke impiegasse decisamente troppo tempo per portarli a termine.
Strano per uno intelligente come te.
Quante volte il cuore del biondo si era infranto cercando di capire perché Sasuke si ostinasse ad evitarlo, eppure l’amore, in casi come questi, è la medicina più efficace del mondo; Sasuke, non capendo questo, infliggeva ulteriore male a se stesso.
Ti prego, smettila di essere il tuo peggior nemico, tu non hai idea di come questo mi addolori.
Il biondo doveva sempre mandare giù groppi di lacrime continuando a sorridere a tutti. Esattamente come aveva fatto durante la sua infanzia, faceva scherzi, battute, ma mai nessuna di quelle persone a cui aveva sollevato il morale o aveva fatto imbestialire poteva vedere le lacrime che gli scorrevano sulle guance rosa e paffute quando era solo nella sua stanza. Solo, come sempre.
Tuttavia delle crepe, visibili sono a Naruto, iniziavano a farsi strada nella fortezza che Sasuke si era eretto intorno, il suo bisogno d’affetto traboccava comunque nonostante tutti quegli argini. Naruto aveva sempre capito le sue ragioni per tenerlo nascosto armandosi di pazienza e comprensione.
Un essere umano non può vivere senza amore, è impossibile.
Questa verità era bastata per non far capitolare il biondo, prima o poi avrebbe fatto breccia nel cuore del ragazzo che amava da sempre, questo era poco ma sicuro.
Dopo che Sasuke ebbe accettato quell’anello di Heliolite rappresentante il sole con cui Naruto si identificava, gli aprì progressivamente il suo cuore. Naruto lo aveva ascoltato per lunghe nottate mentre gli raccontava come si fosse sentito tradito dai legami e dai sentimenti, il biondo non aveva potuto fare altro che ascoltarlo cullandolo dolcemente. Perché Naruto preferiva ascoltare gli altri piuttosto che parlare di se stesso.
A chi potrebbe interessare una vita miserabile come la mia? Le persone devo farle stare bene, se le rendo depresse continueranno a scartarmi. Se tu fossi uno di quelli potrei morire.
Tutto ciò che Naruto aveva sempre intuito adesso stava finalmente venendo a galla dall’anima di Sasuke. Poi facevano l’amore, il cuore del moro che finalmente aveva ricominciato a battere, rendeva tutto incredibilmente divino. L’amore del Sole aveva trionfato, la Luna aveva finalmente compreso di esserne degna lasciando che la illuminasse anche di notte; sia del suo che di quello di tutti. E Naruto era avvolto nell’immensa felicità di avere finalmente la persona che amava al suo fianco.
Erano stati i loro anni più felici. Naruto, realizzato il suo sogno di diventare Hokage, si era dimostrato uno di quei veri leader che la gente segue spontaneamente, aveva cambiato talmente tanto la mentalità delle persone senza sforzi e in modo naturale, che la loro unione era stata accettata subito e con gioia.
Era andato tutto a gonfie vele finché non era saltato fuori quel dannato pezzo di carta. Sasuke stava dando una mano a Naruto a sistemare degli archivi, un mucchio informe di scartoffie in cui si trovava anche una sezione di documenti relativi alla Quarta Guerra Ninja. Un brutto e vecchio ricordo per tutti quanti, ormai, tuttavia Naruto era sempre stato convinto che i legami migliori siano quelli che nascono nelle difficoltà, lui e Sasuke erano ormai uniti a doppi nodi. Naruto sorrideva vedendo come avessero assunto tutti i piccoli gesti di una coppia tutt’altro che banali, mentre si sfioravano le mani a vicenda con gli occhi scintillanti passandosi i fogli come se non fosse passato nemmeno un instante da quando si erano conosciutiti. Naruto prese una decisione durante la giornata, quella stessa sera avrebbe proposto a Sasuke di sposarlo, non desiderava altro che invecchiare al suo fianco, la sua vicinanza gli rendeva splendido persino il riordinare un vecchio archivio polveroso e puzzolente di muffa. Il moro aveva ritrovato la voglia di vivere, di essere amato e di godersi il diritto ad essere felice. Sasuke adesso viveva finalmente il suo senso di appartenenza ed era orgoglioso di questo.
Tuttavia quel giorno Naruto imparò che non bisognerebbe dare assolutamente niente per scontato.
Quel vecchio biglietto così logoro che a malapena si leggeva, era saltato fuori da uno dei covi di quello che era stato il presunto Madara. Si trattava di una richiesta di un medicinale il cui destinatario corrispondeva al nome di Itachi Uchiha. Riportava un indirizzo del Villaggio del Pianto del Lupo.
“Naruto, non capisci, io devo almeno sapere quando si era aggravata la malattia di Itachi nel momento in cui ci siamo scontrati.”
Il biondo aveva capitolato subito, impedire a Sasuke di partire per quel posto sarebbe equivalso a lanciarlo di nuovo tra le fauci dei suoi vecchi demoni, il suo cuore si fermò ma fu costretto a fare finta di niente. Nonostante fossero passati tanti anni, Naruto sentiva ancora forte quel dolore che aveva provato vedendo Sasuke logorarsi ingiustamente. Adesso che lo aveva ritrovato come era destinato ad essere non poteva certo permettersi di perderlo di nuovo. E così gli occhi di oceano si erano persi di nuovo in quel cielo del loro stesso colore. L’azzurro sembrava essere della stessa consistenza del vuoto.

Naruto non era più riuscito a riposare bene da quando quel biglietto era uscito fuori. Spesso trascorreva le nottate con gli occhi persi sul soffitto.
Dove sei?
Stai bene?
Sei arrivato?
Hai saputo quello che volevi?…
Ci sei ancora?

Ogni volta che l’ultima domanda faceva gli capolino nella mente, Naruto si rigirava tra le lenzuola con il cuore che batteva all’impazzata. Spesso aveva dovuto alzarsi dal letto per non morire soffocato. Se non avesse ricoperto una posizione di estrema responsabilità molto probabilmente sarebbe impazzito. Tuttavia la sera, quando usciva da quell’ufficio avvolto nella sua divisa da Hokage, sentiva crollargli di nuovo il mondo addosso. Per giustificare l’assenza di Sasuke aveva dichiarato di avergli assegnato una missione segretissima.
“Molto probabilmente durerà qualche anno.”
Aveva mentito soprattutto per se stesso.
La prima lettera di Sasuke giunse durante una delle innumerevoli nottate che Naruto aveva deciso di trascorrere un ufficio per non dover tornare in quella casa vuota e silenziosa che ormai si era trasformata in una sorta di prigione. Erano ormai due mesi che il moro era partito senza dare più nessuna notizia.

Naruto, perdonami se non ti ho fatto sapere niente fino ad ora ma purtroppo le cose si sono fatte un po’ più complicate del previsto. La ricetta di Itachi proveniva da una bottega gestita da due ragazzi orfani, due fratelli, Reishi e Kina. Sono loro che si occupano di preparare il collirio e la droga di cui faceva uso Itachi. Hai capito bene, Naruto, mio fratello non avrebbe potuto nemmeno stare in piedi a causa del dolore se non avesse assunto quella roba. D’altronde mi ero reso conto che non era in sé durante il combattimento. Reishi e Kina lo conoscevano bene, ho chiesto loro di prepararmi quei medicinali per capire bene quali siamo i loro effetti. Nell’attesa e nel desiderio di saperne di più, però, mi sono trovato in invischiato in diversi casi di omicidio in cui il corpo delle vittime veniva letteralmente mummificato. Kina mi ha chiesto, di nascosto dal fratello, di indagare sull’autore di questi delitti, vedi Naruto, purtroppo lui e Reishi non sono ben visti al Villaggio del Pianto del Lupo a causa del loro lavoro. Non ho saputo sottrarmi alla richiesta di quel bimbetto di sette anni, non so perché ma ci ho rivisto il me stesso di quell’età. Inizialmente avevo accettato quell’incarico solo per farlo contento, ma poi mi sono accorto che dietro alla loro emarginazione da parte della gente c’è qualcosa di più. Naruto, è terribile quello che ti sto per dire, ho scoperto tramite Reishi che un terribile mostro di nome Roen vive sigillato nel corpo di Kina, la gente lo sa. Kina è l’unico ad essere ignaro di tutto. I loro genitori hanno dato la vita per portare a termine il rituale quando Kina era appena un neonato. Reishi ha tredici anni e fa di tutto per proteggere il fratello. Purtroppo il sigillo che trattiene Roen non è eterno e ogni sette anni il mostro si libera di nuovo. Sta per succedere, Naruto, io sento di avere il dovere di aiutarli. Ti amo, ti prometto che sarò lì per il tuo compleanno solo con buone notizie. Mi manchi, lo sai?

All’epoca le parole di Sasuke non erano ancora stanche. Tuttavia qualcosa nell’animo di Naruto iniziava a scavare con un bruciore che, anche se lieve, non riusciva certo ad ignorare. Cresceva d’intensità in un modo così subdolo da sembrare un pugnale invisibile ma letale. Pensieri che il biondo riusciva a tenere disperatamente lontani finché era impegnato ma che gli balzavano di nuovo addosso nel momento in cui si trovava solo per addormentarsi. Naruto aveva imparato a temere quell’attimo, sera dopo sera. Immagini con la faccia più brutta di quel mostro che stava sigillato dentro quel bambino, si insinuavano inesorabili come acqua tra le crepe di una roccia. Sasuke rischiava di cadere in trappole dalle quali non sarebbe più riuscito a liberarsi, il suo animo ormai aveva troppe cicatrici per riuscire a sollevarsi ancora da quelle sofferenze così radicate in lui da essere entrate a fare parte della sua stessa materia. Una doppia trappola, Naruto poteva solo sperare che Sasuke riuscisse a schivarla ancora prima che scattasse. Era inevitabile che il suo buon cuore lo avesse spinto ad aiutare Reishi e Kina, tuttavia gli sarebbe servita una forza immane per evitare di farsi ingannare e Naruto era spaventato a morte da questo.
Sarebbe stato di nuovo accecato dal dolore rivendendo in Reishi e Kina il riflesso di lui e Itachi. Non solo, quel bambino che custodiva, a sua insaputa, il terribile Roen rispecchiava la situazione dello stesso Naruto da piccolo. E, oltretutto, i genitori avevano dato la loro vita per portare a termine il rituale.
Naruto tremava ogni volta che pensava a questa combinazione di eventi in cui Sasuke si era venuto a trovare, una ragnatela in cui si sarebbe potuto trovare a dibattersi all’infinito e sempre più disperato. A quel punto sarebbe stato completamente inutile che Naruto fosse partito per andarlo a salvare riportandolo indietro, se si fossero riaccesi i suoi vecchi rancori verso Konoha sarebbe stata la fine. Proteggere due volte la tessa persona dalle medesime dinamiche tossiche diventa un’impresa impossibile, il dolore ha l’inesorabile tendenza a diventare cronico.
Sasuke lo amava, i loro sentimenti reciproci erano solidi, eppure quella lettera aveva avuto il potere di far trascinare Naruto per un mese e mezzo quasi cose se strisciasse col il viso per terra riempiendosi la bocca di sporcizia.
Il falco giunse ancora una volta, sempre di notte, Naruto smise di stare alla scrivania a stropicciarsi gli occhi in fiamme e la fronte dolente per andare a ritirare la lettera. Già vedendola ancora chiusa si accorse come fosse molto più breve di quella precedente, ebbe proprio l’impressione che il suo cuore si fosse fermato per diversi istanti.
Come faccio ad essere ancora vivo se il mio cuore è fermo?
Era ancora lì, o non avrebbe potuto sentire la carta tra le dita e i rumori della notte di fine estate. Se Sasuke fosse stato lì con lui, avrebbero fatto l’amore, magari su quella scrivania ridendo per aver fatto rovinare sgraziatamente a terra i fogli che Naruto aveva ordinato e studiato con tanta fatica.
Poi sarebbero andati a casa non resistendo al desiderio di unirsi ancora dopo aver patito tanta nostalgia, Naruto avrebbe ascoltato rapito i racconti delle avventure del moro fino ad addormentarsi felici l’uno tra le braccia dell’altro cullati dal rilassante canto dei grilli. Forse sarebbe accaduto esattamente questo, forse no, Naruto non avrebbe mai potuto saperlo se non si fosse deciso a leggere quella lettera.

Naruto, io non pensavo certo che mi sarei ritrovato in una situazione del genere quando sono partito. Roen è stato sigillato per sempre in un santuario questa volta, ma non sai a che prezzo. È stato Reishi a dare la vita per salvare il fratello minore dalla furia della gente portando a termine il rituale mentre io combattevo per immobilizzare il mostro. Era Kina a commettere gli omicidi, Naruto, lo spingeva Roen con la sua sete di chakra, però il ragazzo alla mattina non ricordava più niente, solo Reishi ne era al corrente. È morto addossandosi la colpa dei delitti affinché Kina potesse vivere in pace. Kina non sa niente, io sono dovuto fuggire lontano per non crollare spiattellando tutto di fronte al più giovane. Se Kina sapesse il sacrificio di Reishi risulterebbe vano, capisci? Se la prenderebbe con la gente del villaggio. Perché deve andare sempre così, perché?

Naruto deglutì sentendosi il respiro mozzato. Poche righe, le parole di Sasuke si erano fatte stanche, il suo cuore era esausto. Nessun sentimento positivo dedicato a Naruto, solo tormento. Sfinito eppure continuava a fuggire da quei mostri che lo inseguivano dovunque andasse.
Non puoi fuggire da stesso, Sasuke. Lascia che io ti aiuti.
Naruto realizzò per la prima volta la triste realtà che Sasuke avrebbe visto solo quello che avrebbe voluto vedere dovunque andasse come se i suoi occhi avessero un filtro. Come se il suo cuore fosse sottoposto ad una sorta di inerzia che lo riportava sempre a rivivere le stesse dinamiche che c’erano state tra lui e Itachi e tra loro due da bambini, non aveva importanza quanto tempo passasse e quanto lontano andasse. Avrebbe rivissuto tutto quanto negli occhi di qualsiasi persona incontrata. L’unico modo era rimanere al suo fianco, aveva sbagliato a lasciarlo partire da solo, sarebbe dovuto andare con lui.
Le parole scritte da Sasuke erano storte e sbavate, la sua mano tremava e chissà quanto aveva pianto su quel foglio di carta.
Se era tutto risolto con Roen perché non era tornato di persona invece di spedire quella lettera?
“Perché di risolto non c’è assolutamente niente, vero?” mormorò Naruto accarezzando il falco con gli occhi lucidi.
Se fosse andato a prenderlo con la forza avrebbe ulteriormente peggiorato le cose.
La vita di Naruto diventava ogni giorno più difficile, combattuto tra il desiderio di andare a prendere Sasuke e quello di dargli la possibilità di smaltire il dolore con i tempi di cui aveva bisogno, cercava di elargire sorrisi tirati agli amici di sempre e a tutte le persone che lo amavano e ammiravano. Sasuke avrebbe scritto presto, oppure sarebbe ritornato all’improvviso facendo una sorpresa a tutti, Naruto si sforzava di essere ragionevole e di non farsi prendere dal panico.
Il tempo passava, era quasi la metà di settembre e l’ultima lettera di Sasuke era stata quella in cui raccontava come era morto Reishi.
“Naruto, tutto bene? Mi preoccupa vedere che tu non abbia il solito appetito.”
Sollevando gli occhi di oceano il biondo si accorse che Kiba era in apprensione sul serio. Facendo vagare lo sguardo per la tavolata si accorse che anche Sakura e Kakashi erano della stessa opinione. Naruto sospirò abbassando gli occhi sulla ciotola di ramen che non aveva praticamente toccato, pensava che partecipare a quella cena in compagnia degli amici lo avrebbe fatto sentire meglio e invece era accaduto tutto il contrario, la presenza di quella sedia vuota si sentiva eccome.
“Non mi sento molto bene, forse un po’ di influenza.” Naruto sorrise incoraggiante come era solito fare. Non solo lo prevedeva il suo ruolo di Hokage ma era anche la sua personalità ad essere così.
Gli amici sorrisero malinconici, chiunque si trovasse a quel tavolo, Naruto compreso, non avrebbe potuto bersi quella scusa neanche per un attimo.
Kiba, prima di entrare nel ristorante quando ancora Naruto non era arrivato, si era accordato tutto pimpante con gli altri amici per organizzare una festa di compleanno a sorpresa per il biondo, ma adesso non era più tanto sicuro di voler portare a termine quell’idea. Tutti sapevano che la sofferenza di Naruto era generata dall’ansia per Sasuke, è sempre terribile non avere notizie della persona amata e loro lo sapevano perfettamente.
Naruto era incoraggiante e altruista nei confronti degli amici, ma per quanto riguardava se stesso prese una decisione: dal momento che il Sole non può esistere senza la Luna perché, una volta scesa la notte non ci sarebbe più nessuno a ricordare alla Terra che lui è sempre là e che non l'ha abbandonata, forse la scodella che aveva davanti al momento non sarebbe stata l’unica a non allietarlo più..

Naruto, mi dispiace ma non posso ancora tornare, se lo facessi adesso sarei condannato ad un’eternità di rimorsi ancora peggiore di quella da cui mi hai salvato tu. Allontanandomi dal Villaggio del Pianto del Lupo, mi sono imbattuto per caso in un mendicante. Sulle prime ero talmente stravolto dal dolore per la vicenda di Kina e Reishi da non averci prestato molta attenzione, tuttavia, le idee hanno preso piano piano una forma sensata nella mia mente come se fossero una sorta di messaggio subliminale fino a farmi svegliare di soprassalto una notte. Quell’uomo si è soffermato in mia presenza, Naruto, come se mi conoscesse. Sebbene lo abbia fatto per pochi attimi ho ben chiaro il suo viso. Io credo che sia completamente cieco per cui non capisco, a maggior ragione, come abbia fatto a riconoscermi, sono certo di averlo visto accennare un sorriso; sull’occhio destro porta una benda mentre il sinistro ha la palpebra sempre abbassata. Nonostante tutto, ha avuto la capacità di sfuggirmi in pochi attimi. Devo sapere, Naruto, o non avrò più pace per tutta la vita.

Questo il messaggio ricevuto il secondo giorno di ottobre. Naruto si sentì morire, non solo le parole e i sentimenti di Sasuke erano sempre più stanchi ma adesso erano completamente persi nell’ossessione. La scrittura non era più tremolante e bagnata di lacrime, adesso. Sasuke si crogiolava nella falsa sicurezza della fissazione malsana.
Ad increspare quella carta furono le lacrime sfuggite dagli occhi Naruto, non poteva permettersi di perderlo, non ancora, doveva agire prima che Sasuke si attaccasse a qualunque abbaglio pur di non impazzire.
Sasuke Uchiha non può permettersi di provare emozioni, meglio camuffarle da altro per non perdere la dignità, vero? Se tu sei sempre tu, io sono sempre io e salvarti è un mio dovere. Ti amo, ficcatelo in testa.
Naruto aveva compreso ogni cosa perfettamente, Sasuke era caduto ancora nella trappola di vedere solo quello che lui avrebbe voluto. Se dai sensi di colpa non sarebbe mai potuto guarire, avrebbe almeno potuto imparare ad accettare che la medicina dell’amore gli alleviasse un poco il tormento.
Nonostante dentro si sentisse tremare di angoscia, non fu possibile per Naruto partire immediatamente. Non poteva abbandonare il suo ruolo così dall'oggi al domani, aveva la responsabilità di un sacco di gente che si affidava con estrema fiducia nelle sue mani. Una volta terminato tutti i lavori arretrati, comunicò che avrebbe dovuto aiutare Sasuke in una missione di salvataggio. Fu il periodo più difficile della sua vita, usciva così tanto spompato da ogni giornata, da essere stanco addirittura la mattina già appena apriva gli occhi.
Per la prima volta Naruto si rese conto quanto fosse più sfiancante lo stress mentale rispetto a quello fisico.

Naruto, purtroppo non l’ho ancora trovato. Perdonami ma è necessario che io mi tolga questo dubbio, non posso più vivere così, per me è una tortura.
Sasuke.


Quelle ultime parole, ormai sfinite, le aveva ricevute appena due giorni prima del suo compleanno.
Io mi auguro che questa sia davvero la missione di salvataggio che spero, Sasuke. Io mi sono giustificato così con tutti perché comunque continuo a confidare nel tuo intuito nella tua intelligenza che non può essere andata persa.
Pazienza se per quell’anno non avrebbe potuto festeggiare come aveva desiderato, c’erano in ballo cose decisamente più importanti. Le persone che ascoltarono questo discorso, più o meno il villaggio al completo, nonostante fossero rimaste deluse dal non poter festeggiare come si deve il loro amato leader, non poterono non fare a meno di comprendere l’urgenza della situazione.
Naruto partì all’alba del dieci ottobre seguendo il falco di Sasuke che gli faceva da guida. Si addentrò nel bosco quando ancora tutti dormivano. Il cielo era talmente bello da essere disgustoso, quasi volesse farsi beffe di lui. Azzurro intenso uguale ai suoi occhi, i raggi del sole incontravano quelle poche nubi residue della notte tingendole di rosa acceso, si sarebbero dissolte a breve con il salire della temperatura, si intuiva già che il tempo sarebbe stato sereno.
Nel mio giorno speciale il tempo è bello ma… senza di te.
Naruto era solo adesso, poteva piangere, sembrava che nella vita fosse destinato a dover sempre nascondere le lacrime per un motivo o per un altro.
La sua immagine riflessa in un ruscello lo fece arrestare di colpo, in quell’acqua cristallina rivide passare in pochi attimi tutta la sua vita.
Il se stesso neonato, quel povero fagottino dalle guanciotte rosa rimasto solo troppo presto. Non aveva avuto nessuno nemmeno a insegnargli le cose più basilari, come e cosa si mangia, come tenere in ordine i vestiti.
Il se stesso un po’ più grande quando non sapeva come fare amicizia e come farsi apprezzare dagli altri; ancora non conoscendo il vero motivo per il quale la gente lo teneva a distanza, era cresciuto convinto che fosse colpa sua o di qualche aspetto della sua persona che non andava. In quel periodo ancora non conosceva Sasuke, mancava comunque poco, incontrò per primo Itachi durante una serata trascorsa da solo a dondolarsi sconsolato su un’altalena, come sempre. Itachi già sapeva perché la gente aveva paura di lui, intrattennero una breve conversazione durante la quale, però, il moro non gli disse la verità.
Oggi so quando eri addolorato per me.
Il se stesso all’inizio dell’amicizia con Sasuke. Naruto lo venerava e ammirava già all’epoca e qui ecco apparire il come diventare degno di lui. Sasuke era accecato da mostri più grandi di lui ma il biondo era stato l’unico a scorgere il suo cuore in mezzo a quella spessa cortina di tenebre.

“Esiste qualcosa che tu non sappia fare e non in tempi pressoché immediati, Sas’ke?”
“Certo, io mica sono una testa quadra come te!”

Naruto rideva passandosi la mano destra dietro alla nuca, spesso arrossendo a causa di quei sentimenti che si andavano facendo via via più intensi. Lui, che non aveva mai avuto, non riusciva a far comprendere a Sasuke che poteva capire benissimo anche l’avere avuto e perso.
Il fiume in piena dei ricordi lo travolse facendolo cadere in ginocchio in mezzo all’acqua fredda, i mantello bianco ondeggiava sulle increspature della superficie.
“Sasuke, che ti succede? Avresti dovuto essere qui a festeggiare il compleanno della persona che ami invece di finire ancora a perderti nella nebbia del tuo dolore.” le lacrime si inabissarono nel torrente per essere trascinate chissà dove, certamente un posto in cui non avrebbero potuto essere testimoni della sofferenza che le aveva generate.
“Sono qui Naruto, e non mi sono perso nella nebbia.”
La voce suadente fu un soffio leggero, un sorriso al suo interno, una mano l’unica possibile, afferrando Naruto per la spalla destra lo condusse delicatamente a sedere sulla sponda del torrente.
Il biondo continuava a singhiozzare, era una cosa che gli era accaduta fin da piccolo e aveva davvero dell’assurdo: se qualcuno cercava di consolarlo nel bel mezzo di un fiume di lacrime lui piangeva ancora di più. Tra le risposte che si era dato per cercare di spiegarsi questo strano fenomeno quella che gli balzava più agli occhi era che lui non si sentiva degno di ricevere un gesto d’affetto da qualcuno che mostrava di comprendere il suo dolore.
Devi smetterla o commetterò il tuo stesso sbaglio, Sasuke.
“Avanti Naruto, abbracciami, lo sai che io non posso farlo.”
Era un sogno, Naruto si trovò davanti quel bellissimo viso illuminato dalla luce del mattino, gli sorrideva, era lì solo per lui. Era tornato per lui.
“Buon compleanno, testa quadra.” Sasuke sorrideva, gli accarezzò i capelli biondi con una tenerezza infinita come lo era quella frase scherzosa.
“Sei… sei tornato…”
Sì, sei tornato, sei tu.
Naruto lo abbracciò affondandogli la testa nell’incavo della spalla, la palandrana nera era intrisa del suo inconfondibile profumo speziato, un dolce bacio si posò sui capelli di sole.
Sei tu, non sei esausto come lo erano le tue parole, non ti sei perso tra le grinfie dei tuoi mostri.
Le spiegazioni ci sarebbero state ma non ora, avrebbero dovuto attendere che Naruto si godesse il suo giorno speciale ancora più splendido di come lo aveva desiderato.
Ora il biondo si sentiva degno di essere consolato, sorrise guardando Sasuke che gli sedeva davanti in attesa di lui. Stava lì, fermo, con una gamba alzata e l’altra stesa, il mantello nero che, aperto sul davanti, lasciava intravedere la maglia a collo alto e aderente che portava sotto. Il moro sorrideva come un angelo in attesa del suo sole.
“Ho un regalo per te Naruto, anzi, due. Sono entrambi speciali, uno è qui con me, l’altro lo vedrai entro la fine della giornata.”
Naruto, sempre con la testa appoggiata sulla sua spalla, lo guardò sorridendo. Si baciarono, il sapore delle lacrime non ancora del tutto asciutte si insinuava dalle loro labbra alle lingue che si accarezzarono a vicenda. Il moro lo lasciava fare mentre Naruto con le dita iniziava a salire sfiorandogli il petto. La cappa scivolò a terra slacciata in un istante da un rapido movimento delle dita del biondo, quegli stessi polpastrelli ridiscesero in basso lentamente mentre oceano e ossidiana rimanevano fusi insieme. Naruto accarezzò ogni forma definita e solida sotto la maglia grigia di Sasuke, ancora si stupiva di come il suo corpo si fosse scolpito di anno in anno dimostrando come fosse portato di natura ad possedere un corpo solido. Le spalle larghe, la vita sottile. La gioia di aver ritrovato il suo amore dopo mesi di attesa e sofferenza faceva agire il biondo quasi senza pensare, completamente preda di una beatitudine estrema. Sasuke aveva mantenuto la promessa di trascorrere insieme il suo compleanno.
La mano di Naruto risalì sfilando completamente quella maglia, la pelle candida del moro venne allo scoperto insieme al suo fisico perfetto. Il biondo avvertì una potentissima scarica nel bassoventre, scatenata sia da quella vista che dall’immensa felicità. Sasuke chiuse gli occhi reclinando la testa all’indietro mentre le labbra di Naruto gli scendevano dal collo ai capezzoli, baciando e mordicchiando con quelle labbra bollenti e morbide.
Sasuke non poteva farci niente, quando Naruto faceva così si arrendeva completamente facendolo condurre in modo totale, nelle sue mani diventava una bambola come non lo sarebbe mai stato nella vita. La volontà ancora come annullata mentre sentiva che il biondo gli sfilava i pantaloni, incredibile come Naruto riuscisse a fare in maniera sublime anche un gesto apparentemente banale come quello. Quello che fece, però, toccò l’apice della meraviglia, Sasuke ribaltò gli occhi all’indietro gemendo forte di piacere sentendo Naruto baciargli ripetutamente l'inguine e poi farlo entrare dentro la sua bocca. Le dita tremanti del moro si fecero strada tra i capelli dorati,; fregandosene della preziosità della veste del biondo, gliela tolsero quasi strappandola. Le gambe di Sasuke avvolsero il busto di Naruto mentre spingeva nella sua bocca con i fianchi afferrati saldamente dalle mani del biondo.
Naruto si tirò seduto sfilandosi la casacca e gettandola lontano mentre guardava il moro con gli occhi colmi di desiderio, quell’oceano sembrava davvero increspato da onde rese scintillanti dal riflesso del sole, adesso. Camminando sulle mani scivolò sul corpo di Sasuke per baciarlo ancora mentre la pelle del loro petto entrava in contatto con una dolce pressione.
“Naruto…”
“Sasuke…”
Nient’altro che i loro nomi pronunciati tra i sospiri bollenti, ma riassumevano tutta la loro vita.
Il biondo aiutò il compagno a sbottonargli e sfilargli i pantaloni, entrambi fremevano di piacere. Sasuke si beò di stare tra le braccia di Naruto sentendo che questi, sempre tenendolo stretto, passava alle sue spalle come se stesse scivolando agilmente sull’olio, poi lo sollevò posizionandosi le sue natiche di marmo sul bassoventre. Sasuke aveva il respiro mozzato, riprese solo sentendo Naruto che gli scivolava dentro reggendolo dalla vita. Il suo corpo non opponeva mai resistenza a qualunque cosa Naruto desiderasse fare o dovunque decidesse di stare.
“Naruto, sono tuo.”
Sasuke aveva percepito la nostalgia e il dolore che c’erano stati dietro la sua assenza, ogni notte, quando guardava il suo falco allontanarsi seguendo la Via Lattea.
“Naruto…”
Il nome del biondo fu un singhiozzo strozzato mentre si muovevano sinuosamente all’unisono, la mano di Naruto sul sesso teso di Sasuke non ebbe pietà finché non lo ebbe portato al limite, poi si liberò anche lui dentro il suo corpo mentre gli baciava la tempia e l'orecchio accarezzandolo con il respiro incandescente.
Si rotolarono sull’erba, nell’acqua fresca e pulita. Roteavano nella corrente avvinghiati e baciandosi, il cielo girava sopra di loro cambiando colore, fino all’arancione del tramonto.
“È per questo che sono venuto al mondo, Sasuke.”
Tante persone stavano aspettando con impazienza e fiducia sia Sasuke che il loro leader, ma lui non poteva fare a meno di godersi il compleanno più bello della sua vita.
È così splendido perché l’ho tanto atteso. Ho capito appieno cosa significa passare il tuo giorno speciale con la persona che ami.
“Non vuoi sapere cosa ti ho regalato, Naruto?”
Il biondo steso a terra sulla schiena, Sasuke lo guardava negli occhi sollevato sul gomito.
“Tu me lo hai già dato il dono più bello che io potessi avere. Sei tornato, hai mantenuto la tua promessa di farmi passare il compleanno in tua compagnia nonostante tutto quello che hai dovuto passare.”
Sasuke sorrise dolcemente accarezzando quella testa bionda: “Naruto, lo so che c’era qualcosa che desideravi dirmi prima che quel pezzo di carta saltasse fuori dall’archivio, non hai fatto in tempo con le parole ma i tuoi occhi hanno gridato così forte che mi è stato impossibile non udirli.”
Sasuke si alzò dal prato per andare a prendere qualcosa nelle tasche dei suoi calzoni abbandonati poco distante, Naruto si mise a sedere per osservarlo incuriosito ma sereno. Erano ancora entrambi nudi.
Quando Sasuke tornò a sederglisi accanto, sull'erba fresca, pareva emanare luce come fosse lui stesso la luna: “Mi vuoi sposare, Naruto?”
Il biondo spalancò la bocca prendendo un respiro profondo ma non uscì nessuna sillaba. La bellezza della pietra che aveva davanti al naso lo aveva lasciato a dir poco esterrefatto, bianco latte ma non opaca come un opale, questa era luminosa, praticamente trasparente, lucida, la luce passando al suo interno si divideva in mille colori. La forma era quella di una sfera perfetta, l’argento su cui era montata si intonava perfettamente alla sua purezza.
“È una Pietra di Luna, così anche io sarò sempre con te.”
“Dannazione, Sasuke, quante volte ti avrò detto che è inutile mettere gli oggetti troppo vicino agli occhi della gente? Non è certo facendo così che si riescono a vedere meglio.” Naruto sorrideva massaggiandosi la nuca come faceva da piccolo.
“Allora, testa quadra, me la dai questa risposta o no?” il moro gli si era steso addosso costringendolo a sdraiarsi di nuovo.
“Beh, è ovvio che se mi fai un regalo me lo prendo.” Naruto rise strappandogli l’anello dalle dita e infilandoselo immediatamente dopo.
Rotolarono ancora sull'erba.
“Ti amo, Naruto.”
“Sarà dura sopportarti per tutta la vita, Sasuke.”
Con un’ultima capriola, il moro si stese sulla schiena perdendosi pensieroso nel cielo in cui iniziava a farsi strada la sera: “Non mi chiedi qual è il secondo regalo?”
Naruto sospirò accarezzando il moro delicatamente con un dito: “Ho capito che riguarda tutti i mesi durante i quali sei stato via.”
Sasuke si voltò nella sua direzione sorridendo: “Dai, vieni.”

Mentre tornavano verso casa mano nella mano guidati dal falco e da quel nastro spendente di stelle, Sasuke confermò quello che il biondo aveva da tempo intuito, la sua si era trasformata davvero in una missione di salvataggio appena abbandonato il Villaggio del Pianto del Lupo. Naruto ascoltava i racconti estremamente sollevato vedendolo così sereno e sapendo, adesso, che il moro aveva sempre avuto i suoi buoni motivi per tutto il tempo durante quella lunga assenza.
“Siccome non aveva più l’occhio destro, quando mise me sotto l'influsso di Kotoamatsukami perse anche il sinistro. In realtà la situazione è completamente reversibile, l’occhio sinistro è momentaneamente disattivato, basterà restituirgli il destro che io recuperai dopo aver eliminato Danzo.”
Sasuke, una volta terminate le sue spiegazioni, sospirò abbassando lo sguardo a terra.
Naruto gli strinse ancora di più la mano: “Ora però basta torturarti, Sasuke. Lo sai che non sarebbe stato possibile fare andare le cose diversamente, se così non fosse stato non oso immaginare che fine avrebbe fatto il mondo, di sicuro oggi non sarei qui a festeggiare il più bel compleanno della mia vita. Molto probabilmente non saremmo da nessuna parte sia noi due che molte delle persone che conosciamo. La maggior parte degli eroi non sono fortunati come noi, molto spesso ci rimettono la vita o l’amore, tuttavia senza di loro non sarebbe possibile il proseguimento dell’esistenza degli esseri umani. Vorrebbero vederci felici e non mentre stiamo a piangerci addosso per l’eternità, desidererebbero essere ricordati e accolti con un sorriso.”
La luna e le stelle ne illuminarono due di sorrisi, di fronte alla verità delle parole di Naruto non sarebbe potuto essere altrimenti.

Amore mio, eccolo il mondo che sognavi, è qui. Io lo sto vivendo come stanno facendo Sasuke, Naruto e tutte le persone che abbiamo conosciuto e non. È reale, adesso, non più solo un sogno. Mi rammarico solo di non aver potuto offrire il mio aiuto durante la guerra, ma capire quando è giunto il momento di farsi da parte per lasciare spazio ai compagni è una tappa fondamentale di tutte le persone. Ho fatto la mia parte nella giusta circostanza e va bene così. Sono stanco tuttavia non sfinito, così come non lo sono la mia anima, il mio cuore e le mie parole. La potrei descrivere alla pari di quella stanchezza che si prova dopo un intenso allenamento, dopo è possibile che sul tuo viso nasca anche un sorriso mentre la voglia di andare avanti si fa più intensa che mai. Non sarebbe potuto essere diversamente, anche se non possiamo stare insieme in questo nuovo mondo, lo abbiamo fatto e lo faremo. È solo una via di mezzo momentanea, amore. Ma che te lo dico a fare? Queste parole non sono stanche ma forti della vita che ora tutto il mondo ha davanti, ora so che ti hanno già raggiunto e che le stai leggendo con gioia. Perché, sì, abbiamo vinto. Sarò felice di trascorrere il tempo che mi rimane in questo mondo che abbiamo voluto e plasmato e, quando arriverò, tu sarai lì ad aspettarmi.

Nonostante l’assenza della vista, il biglietto vergato a mano era impeccabile. La grafia perfetta, nessuna sbavatura o tremolio. Il rombo dell’acqua rimbalzava sulla pietra fungendo da radar, guidava l’uomo che si spostava sul ciglio dello strapiombo permettendogli di capire esattamente dove si trovasse.
La lettera, arrotolata e legata con un nastrino di seta bianca, finì insieme a una rosa candida dentro una piccola capanna che l’uomo aveva costruito con le pietre racimolate lì dove il fiume Naka impazziva così tanto. Sarebbe stata la prima di molte.

“Dove mi stai portando? Devo ammettere di sentirmi un po’ in imbarazzo, io sono l’Hokage e non conosco tutto il territorio bene come te, qui non c’ero mai stato. Cos’è questo boato?”
Sasuke sorrise, difficile da credere che Naruto fosse sul serio in difficoltà dal momento che ogni suo passo era più o meno un salto di gioia.
“È il fiume Naka.”
“Caspita, non lo facevo così irruente, di solito scorre tranquillo.”
Il moro sorrise di nuovo. Non spiegò a Naruto come mai non lo avesse mai portato lì, si trattava di motivi che ormai erano sepolti nel passato, il suo e quello della persona che li stava aspettando laggiù. Ora che anche Naruto avrebbe conosciuto il suggestivo posto, avrebbe assunto un significato completamente nuovo per tutti e tre.
Il biondo si arrestò di colpo vedendo quella sagoma in controluce nella luce della luna. Sasuke gli aveva raccontato ogni cosa, tuttavia sono due cose con un’intensità completamente diversa ascoltare delle parole e trovarsi di persona davanti al fatto compiuto. La figura risultava scura in contrasto con la cascata che, sullo sfondo, sembrava fatta d’argento. Nuvole di acqua, nebulizzata dal grande salto, si sollevavano mettendo ancora più in evidenza la luce bianca che inondava tutta la scena.
“Non è possibile…”
Nonostante il frastuono, Sasuke riuscì ad udire il sussurro che era sfuggito dalla bocca spalancata di Naruto.
“Naruto, dovresti imparare a fidarti di me anche se sono lontano.” Sempre sorridendo, Sasuke gli riafferrò dolcemente la mano per farlo avanzare.
Percependo la loro presenza, la persona che sedeva sul ciglio del dirupo si alzò in piedi per voltarsi e iniziare a camminare nella loro direzione. La luce della luna si riflesse sui morbidi boccoli neri che erano arrivati a sfiorargli le spalle. La tunica bianca, nonostante fosse la sola cosa che possedeva ormai da anni, era pulita e ben tenuta. Malgrado sotto la folta frangia si intravedessero le bende a chiudere la mancanza dell'occhio destro e la palpebra destra abbassata, il bellissimo sorriso non la smetteva mai di abbandonare quel volto.
“Buon compleanno, Naruto.”
Il biondo si arrese a quell’abbraccio rassicurante.
“Shisui…”
Stavolta le lacrime di Naruto furono di sincera commozione e ammirazione per l’eroe che aveva davanti, meritava tutto quello che la vita gli aveva strappato da ora in poi. Sasuke annuì comprensivo leggendo tutto questo direttamente dagli occhi del biondo.
Ecco un caso in cui le parole non servono a niente, se fossero stanche o superflue potrebbero solo ferire.
“Andiamo a casa” disse il moro abbracciando entrambi.
Era arrivato per lui il momento di ricambiare quell’insegnamento ricevuto tanti anni prima, la Via Lattea attendeva nel cielo, placida e splendente, che lui guidasse i suoi affetti lungo la strada della felicità e della salvezza.
Grazie, Shisui.
Alzando lo sguardo su quella strisciata di stelle, Sasuke ebbe la certezza di vederne una brillare più delle altre per qualche istante.
Grazie, Nii – san.









 
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