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Categoria: Originali (inventate)
Titolo Fanfic: UN BALLO E UN BACIO
Genere: Sentimentale, Romantico, Commedia, Drammatico
Rating: Per Tutte le età
Autore: strega12 galleria  scrivi - profilo
Pubblicata: 16/04/2022 22:53:28 (ultimo inserimento: 19/06/22)

Un viaggio tra realtà e sogni per riscoprire la propria identità
 
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1.
- Capitolo 1° -

Quando fa tanto freddo, vorrei solo rientrare in casa e rimettermi sotto le coperte senza neanche avvisare al lavoro, ma perderei ore preziose che mi permetterebbero di guardare di più e magari un giorno andare a vivere in un posto tutto mio insieme alla mia piccola.
Mentre aspetto la metro, apro la playlist sul mio cellulare.
Stanotte ho fatto un sogno bizzarro, come mi capita spesso. Ero in una stanza buia e sentivo una musica proveniente da un pianoforte, non riuscivo a riconoscerla, ma la sua melodia mi attirava, così camminai e, ormai abituata al buio, mi sembrava di intravedere qualcosa, ma poi la musica s’interruppe a causa di una voce minacciosa che mi parlava per convincermi a non andare oltre, perché era inutile. Io non volevo ascoltarla, ma avevo troppa paura e mi svegliai. Mancava un’ora al suono della sveglia e rimasi in attesa con gli occhi chiusi.
Tra le tante canzoni della mia playlist, ce ne sono anche alcune strumentali provenienti dalle colonne sonore dei miei film preferiti. Il sogno mi ha fatto venire voglia di ascoltarne una proveniente da La leggenda del pianista sull’oceano, ma non posso ascoltarla con troppi rumori intorno a me. Lo farò stasera prima di dormire.
Finisco per ascoltare canzoni a caso, tutto pur di sopportare il viaggio da casa al lavoro, come ogni mattina.
Almeno oggi è venerdì, il giorno in cui c’è poca gente negli uffici, perciò si lavora meglio e soprattutto con più calma.
Passo quattro ore a pulire i bagni di sei piani, ma la musica del sogno non mi esce dalla testa. Non posso neanche canticchiare a voce bassa una canzone qualsiasi, mi hanno già ripresa una volta e non è stato piacevole.
Alle undici lascio gli uffici per andare al ristorante dietro il Colosseo. Essendo frequentato principalmente da turisti, i camerieri devono sapere almeno tre lingue. Ogni volta che mi capitano dei clienti tedeschi, non riesco neanche a salutarli. Prendevo sempre voti bassi in tedesco a scuola. Quelli spagnoli sono più simpatici, anche se a volte ci provano con me e io faccio credere di essere fidanzata per tenerli a bada.
Alla fine del turno, sono stravolta dalla fatica e dal caldo, ma ho ancora energie per fare una passeggiata, almeno quando mancano quattro fermate di metropolitana per arrivare a casa mia.
Non sono preoccupata per Maca, la mia coinquilina Sofia continua a fare smartworking, perciò può darle da mangiare e portarla nel parco sotto casa per me.
Abbiamo stabilito che lei lo farà di giorno ed io di sera e durante il weekend, com’è giusto che sia.
Come apro la porta di casa, trovo la mia piccola con la sua pettorina già addosso e Sofia che la tiene per il guinzaglio.
“Oggi ha bevuto come una spugna”, m’informa lei.
Maca ed io finiamo per fare tre volte il giro del parco e quando finalmente si decide a farla, mi squilla il cellulare.
È Cassandra. Saranno circa quattro mesi che non la sento.
“Pronto?”, rispondo mentre trattengo Maca dall’infilarsi in un cespuglio.
“Ciao Edi! Quanto tempo che non ci sentiamo! Come stai?”, esclama la mia amica con la sua voce allegra.
“Ciao Cass! Sto bene, grazie, e tu?”.
“Alla grande ed è per questo motivo che ti ho chiamata! Torno a vivere a Roma!”.
“Oh, che bello!”, esclamo, ma poi spengo il mio entusiasmo.
“Ti hanno licenziata?”.
“No, ho finito lo stage. Inoltre… Mario mi ha chiesto di andare a vivere insieme. Ha sistemato casa in modo da fare spazio alle mie cose quando le porterò!”.
Era ora, dopo sei anni di relazione.
“Sono felice per voi. E quando tornerai?”.
“Tra due giorni. Mario ed io organizzeremo una cena tra amici per festeggiare sia il mio ritorno che il nostro nuovo inizio. È ovvio che sei invitata! Puoi portare anche Maca, mi è mancata tanto anche lei e lo sai che anche Mario l’adora”.
La ringrazio di cuore. L’ultima volta che ho lasciato Maca a casa di sera con Sofia, ha abbaiato quasi tutto il tempo e quando sono tornata, poco dopo mezzanotte, lei e il suo amico Diego erano seduti sul divano con le braccia incrociate e le facce scure, mentre la mia piccola mi faceva le feste in silenzio.
“O costruisci un fantoccio simile a te e la pianti qua sul divano, o tu e quella peste ambulante ve ne andate!”, aveva protestato Diego a nome di Sofia.
“Grazie per l’invito, scommetto che anche Maca sarà felice di rivedervi tutti e due”.
“Allora ci sentiamo dopodomani, così ti do l’orario della cena”.
Appena ci salutiamo, rientro in casa con Maca.
A cena siamo sole perché Sofia è uscita per una cena con delle amiche.
Mi preparo una semplice insalata di pomodori e mais e vado in mangiarla in salotto, così guardo anche un film in televisione, con la mia piccola sdraiata nella sua cuccia vicino ai miei piedi.
Scorro tutti i canali per tre volte, ma non c’è niente di mio interesse, fino a quando torno su Paramount Network e trovo Shall we dance?, un altro dei miei film preferiti. È iniziato da soli tre minuti, Richard Gere si sta guardando allo specchio, chiedendosi che cosa voglia.
Io lo so.
O almeno credo.
 
Continua nel capitolo:


 
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