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MANGA.IT FANFIC
Categoria: Manga e Anime
Dalla Serie: Naruto
Titolo Fanfic: SPLENDIDA BANCHISA SCIVOLOSA
Genere: Sentimentale, Romantico, Drammatico, Erotico, Introspettivo
Rating: Vietato Minori 18 anni
Avviso: Yaoi/Slash/Yuri, Lemon, OOC, AU
Autore: bebedb galleria  scrivi - profilo
Pubblicata: 05/03/2022 15:11:33 (ultimo inserimento: 21/05/22)

Seguito di "Lasciarti da parte non si può". Ora che sembrava tutto andare bene Madara sente che qualcosa nella sua vita non va.
 
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COLTELLI INVISIBILI
- Capitolo 1° -

ATTENZIONE: Seguito di “Lasciarti da parte non si può”. Una lettura singola potrebbe far apparire alcune cose per scontate.

Fanfiction Modern AU. Molto Crack Pairing. I personaggi sono tanti. Mi ero talmente affezionata a tutti i personaggi di “Lasciarti da parte non si può” che non ho resistito a lanciarli in nuove vicende. Saranno presenti ancora temi molto forti: solitudine, depressione, Binge Eating Disorder, tradimento, violenza, malattia, tentato suicidio.



Coppie in ordine di apparizione:



Kakuzu/Madara

Kisame/Itachi

Kisame/Madara

Naruto/Itachi

Sasuke/Hinata

Sasuke/Sakura

Izuna/Hinata

Kiba/Sai









Quello che ha avuto la vera capacità di farmi rinascere, è stato scoprire, parlando con ognuno di loro, il bene che mi avevano sempre voluto nonostante io non ne fossi a conoscenza. La mia immagine era diventata evanescente ai loro occhi, il mio silenzio assordante, eppure non hanno mai smesso di considerarmi importante. Lo leggevo nei loro sguardi, ognuno di loro mi amava a suo modo; questo è inevitabile, si tratta di qualcosa di estremamente soggettivo, tuttavia usavano la medesima intensità. Mi avevano cercato senza sosta ogni giorno, alcuni preoccupati, altri rammaricati di non avermi mai praticamente conosciuto. Mi hanno reso partecipe della loro vita come se non fosse passato un solo giorno donandomi le loro cose più preziose, così, come affidare fragili gocce di vetro nelle mani di un estraneo. La famiglia e gli amici che ero destinato ad avere erano lì che mi aspettavano da sempre, bellissimi, unici, anche con il loro difetti. Ma non sono forse queste piccole mancanze che ci permettono di ricordarci di qualcuno? La famiglia e gli amici che avevo sempre sognato. Mi hanno riportato alla vita con un sorriso, capendomi solo attraverso uno sguardo, perdonando gli errori. Se abbiamo deciso di liberare la nostra storia lasciandola vagare per il mondo, è perché siamo certi che avrà la capacità di aiutare qualunque persona con cui verrà in contatto. Siamo tutti qui che sorridiamo a te che ora stai leggendo, pronti a tenderti una mano.



“Tra le pagine della nostra vita” di Madara Uchiha.






Gli occhi di Madara si posarono sconsolati sul pavimento grezzo accompagnati da un grave sospiro, la copia del suo libro gli era rimasta sulle ginocchia. Se avesse potuto provare dei sentimenti, quel volume, Madara era certo che sarebbe stato rassegnato. La copertina rigida e gialla, semplice, non riportava immagini, solo il titolo e il nome dell’autore separati da una linea più chiara. Madara l’aveva voluta così perché il suo potenziale non doveva essere nell’aspetto esteriore, su cui fa l’errore di fermarsi la maggior parte della gente, bensì dentro le sue pagine. Rassegnato, sì, di aver saputo aiutare qualunque persona lo avesse letto tranne il suo creatore. Madara si era alzato dal divano di pelle marrone per riporlo nella libreria. Ogni tanto ne rileggeva qualche pezzo cercando un consiglio per se stesso, ricercando disperatamente la persona che quelle parole le aveva scritte due anni prima, con tanto entusiasmo. Sprofondò di nuovo nel divano chiudendo gli occhi e accavallando le lunghe gambe, la casa aveva le finestre talmente strette da avere le stanze in penombra a qualsiasi ora della giornata, quella che aveva alle spalle sembrava avere unicamente la funzione di disturbare lo schermo del televisore. Non sarebbe servito a niente tirare la sottile tenda bianca, il fatto che fosse percorsa da piccoli fori quadrati la rendeva praticamente inutile. Il tavolo rettangolare di legno, che ora si trovava alla sua destra, aveva i posti per cinque persone, peccato che in quella casa fossero entrati solo lui e Kakuzu. Non aveva apparentemente niente da rimproverare al suo compagno, era sempre disponibile, gli voleva bene pur facendolo a modo suo, un gran lavoratore, gli dava una mano in tutto, sia in azienda che nella vita privata, lo riempiva di sguardi ammiranti pur non essendo molto avvezzo a fare complimenti a voce, era di una gentilezza disarmante. Però non avevano rapporti intimi da diverso tempo, due mesi forse, l’ultimo era stato proprio lì, su quel divano, durante le ultime accensioni primaverili della piccola stufa a legna che stava nell’angolo. Si erano trasformati in una di quelle coppie che vivono di abitudini e di baci a stampo, senza proporre mai qualche attività interessante o ricreativa da fare insieme. Kakuzu non sembrava soffrirne affatto, forse era stata proprio la naturale inerzia del suo carattere a riportarlo al suo consueto punto di partenza. Non aveva approfittato nemmeno dell’abbonamento illimitato per qualsiasi corso che Kisame gli aveva offerto. Il suo amico lo avrebbe accolto a braccia aperte e in qualunque momento nella palestra, tuttavia anche questo non riusciva a smuoverlo. Madara cercava giustificazioni da ogni lato per il suo compagno arrivando a pensare che, forse, aveva ancora bisogno di smaltire le conseguenze del lavoro che aveva fatto al Susanoo, dando via i suoi amici come carne al macello.

Io sono cambiato, Kakuzu, ho sperimentato cosa significhi sentirsi soli, ci ho battuto la testa facendomi male. Il problema è che tu solo ci stai bene, ti basto io.

Madara voleva bene al suo compagno, ma aveva bisogno anche di altro, della famiglia, degli amici. Ovvio che Kakuzu sarebbe stato incluso in tutto questo, se avesse voluto.



Madara tornò indietro con la memoria per cercare di capire da quando il loro motore avesse iniziato a perdere colpi. Dopo la bellissima cerimonia delle cinque coppie sposatesi insieme, erano partiti per godersi la vacanza che Kisame e Itachi avevano regalato a Kakuzu ringraziandolo per l'aiuto che gli aveva offerto nella crescita della palestra. Non avevano certo rifiutato sapendo che le persone sarebbero diventate due, anzi, Kisame e Itachi avevano accolto la notizia con gioia. Era stato tutto tremendamente perfetto, il rilassarsi nelle piscine calde bevendo prosecco, Kakuzu che lo guardava ammirato mentre lui parlava dell’idea del libro appena concepita, le cene all’aperto. Le passeggiate mano nella mano raccontandosi a vicenda la vita, i dolori, i successi, le cadute, i sogni infranti e quelli realizzati. E poi le notti piene dei loro sospiri, Kakuzu sapeva esattamente dove toccarlo, dove baciarlo, si vedeva che Madara era il suo idolo. Accidenti se era riuscito a fargli toccare il cielo con un dito. Durante quella vacanza avevano iniziato a conoscersi a vicenda, poi erano tornati. Kakuzu era stato felicissimo di imparare come si gestiscono un vigneto e un oliveto, Madara era stato entusiasta di insegnargli. Gli occhi verdi del più grande si sgranavano di continuo vedendo nascere il vino sotto il suo sguardo. Madara continuava i suoi allenamenti di Taekwondo prendendo l’occasione per insegnare al compagno un sacco di mosse. Incontrava i suoi amici, la famiglia, poi la sera scriveva di loro, della vita che si era perso e di quella che aveva, invece, vissuto. Fissava i concetti fondamentali per non farsi mangiare il futuro dal passato. Kakuzu lo salutava ogni volta con un sorriso, tuttavia non si era mai resto partecipe in questi incontri.

“Mi piacerebbe che venissi anche tu, qualche volta.” Madara si era voltato a guardarlo prima di salire sulla sua Jeep Wrangler 4x4 nera.

“Vai pure tranquillo, è la tua famiglia.” Kakuzu aveva risposto abbracciandolo.

“Di cui ora fai parte anche tu.”

L’altro non aveva risposto.

Madara aveva iniziato ad essere combattuto, Kakuzu gli voleva bene, lo faceva sentire importante, tuttavia si comportava come una presenza evanescente nella sua vita. All’inizio non ci faceva caso più di tanto, accusava spesso se stesso di cercare il pelo nell’uovo. Era convinto che gli anni di solitudine lo avessero indurito facendogli dimenticare le dinamiche dei rapporti.



La conferma che non si trattava di sue sole supposizioni arrivò, un anno dopo, come una doccia fredda. La data era sempre la stessa: dieci settembre, la villa di Tsunade e Samui aveva visto altre coppie coronare il loro sogno d’amore. Kisame e Itachi, Shisui e Yahiko, le coppie sposate direttamente dal sindaco, un altro funzionario aveva unito Naruto e Nagato. Madara era vissuto nella convinzione che quarta coppia sarebbero stati loro, era partito certo di fare la proposta a Kakuzu per poi tornare in casa più avvilito che mai.

“Non ricordi che giorno sarà tra un mese?” aveva chiesto a un Kakuzu intento a legare delle rose rampicanti in giardino, le grosse corolle rosse e carnose facevano sempre piegare gli steli; tagliava anche quelle ormai sfiorite.

“No, perdonami.” La voce di Kakuzu era stata atona, calma, con quella pacatezza che a volte ha la capacità di ferire. Anche il viso squadrato era tranquillo, i lunghi capelli legati in una coda di cavallo.

Niente, non c’è niente.

Madara aveva dovuto voltarsi alla svelta per nascondere gli occhi diventati lucidi, il passo lievemente affrettato mentre tornava verso casa, aveva tradito il tumulto che sentiva dentro. Eppure Kakuzu lo sapeva, da un anno, tuttavia non gli aveva mai proposto di sposarlo unendosi alle altre coppie.

Non mi hai mai nemmeno detto che mi ami.

Ecco perché Madara quel giorno, sebbene uscito con l’intenzione di farla lui quella proposta, aveva deciso di tornare da dove era venuto, si sarebbe volentieri cancellato la memoria se solo avesse potuto. Si era raggomitolato nel letto, la notte non avrebbe potuto piangere senza che Kakuzu se ne accorgesse, avvertiva sempre ogni cosa, non riusciva a nascondergli nemmeno i più impercettibili sospiri. Era quello il momento per dare sfogo al dolore, adesso che sentiva le sue forbici scattare di continuo nel sole di fine estate. Una scena troppo simile a quella di tanti anni prima, quando ancora ragazzino, aveva deciso di rivelare i suoi sentimenti a un Obito ormai innamorato di Rin. Ancora una volta il suo amore incondizionato era caduto nel vuoto.

“Tutto bene?”

Madara non aveva fatto caso che il rumore delle forbici non si udiva da diversi minuti, non riusciva a capire come avesse fatto Kakuzu ad entrare senza emettere il minimo rumore. La stanza da letto si trovava al piano superiore, non lo aveva neanche sentito salire le scale. Eppure la loro volta amplificava terribilmente anche il più piccolo rumore facendolo rimbombare. Ormai era troppo tardi, sebbene fosse nascosto sotto le coperte, sicuramente il compagno aveva notato le sue spalle tremare nei singhiozzi.

Kakuzu si era seduto sulla sponda del letto, la mano abbronzata si era posata prima su una spalla di Madara, poi aveva iniziato ad accarezzargli i capelli: “Ti senti male?”

“Non è niente, magari un po’ di influenza.” Madara si mordeva un pollice per non singhiozzare.

“Vuoi che ti prepari un tè?”

“Grazie, tra poco scendo io.”

Non era cattivo, Kakuzu, la sua apprensione per lui era sincera, così come lo era l’ammirazione che aveva nei suoi confronti, solo che alle cose veramente importanti non ci arrivava.

O non ti interessa?



La cerimonia alla villa di Tsunade, il dieci settembre, c’era stata, persino più bella della volta precedente. La pergola che la volta precedente era stata tempestata di rose bianche, stavolta vedeva giovani viti iniziare ad arrampicarsi sulla struttura. Sarebbero dovuti trascorrere anni perché il loro fogliame facesse effettivamente ombra lasciando pendere i grappoli d’uva dal soffitto, per questo erano state posizionate delle foglie e dei grappoli finti per difendere gli sposi dalla calura di fine estate. Naruto aveva celebrato il rito direttamente là sotto, il suo essere un sindaco amato da tutti, giovani e anziani indistintamente, rese possibile far vedere a tutta la città i matrimoni gay come un qualcosa di assolutamente naturale. Grazie a lui, non esisteva più nessuna differenza con quelli etero. Il fatto che anche Naruto stesso fosse convolato a nozze quel giorno, diede un ulteriore rinforzo positivo. Sasori, Sarana, Tayuya e Deidara avevano potuto concentrarsi meglio sulle loro esibizioni non essendo coinvolti personalmente, questa volta. Intrattennero tutti gli invitati fino a tarda sera; lo spettacolo pirotecnico fu talmente prorompente da spaventare qualcuno, i vigili del fuoco si erano infatti presentati poco dopo al cancello della villa provocando l’ilarità di tutti. Deidara interpretò questo equivoco come un’occasione da non perdere per gonfiare ulteriormente il suo ego. L’episodio era riuscito a far ridere Madara facendogli dimenticare momentaneamente la voragine di vuoto che da tempo si sentiva nello stomaco. Anche Madara e Kakuzu erano là ma in qualità di testimoni di Itachi e Kisame.

Kisame era raggiante come non lo era mai stato in vita sua, Madara vide per la prima volta il vero amore scintillare nei suoi occhi di ghiaccio, quello autentico destinato a reggere ai peggiori uragani della vita. Nonostante fosse immensamente felice per lui, provò una stilettata di malinconia mentre sorrideva porgendogli la fede. Anche Sasuke appariva pienamente appagato dopo una vita colma di difficoltà e solitudine, aveva lasciato la mano di Hinata solo per applaudire gli sposi e gli interpreti dei vari spettacoli. La moglie aveva acquistato peso durante quell’anno, tuttavia la sua rara forma a clessidra le aveva permesso di continuare a lavorare come modella presso Genma; nonostante i suoi fianchi si fossero allargati, manteneva un ventre perfettamente piatto. Qualcuno si chiese se stesse aspettando un bambino dal momento che, durante il pranzo, non toccò praticamente cibo e nemmeno un cocktail. Sasuke brillava di gioia ma gli occhi celesti di Hinata erano velati da qualcosa, un patina impercettibile. Madara riusciva a vederla, gli anni passati in solitudine avevano come potenziato i suoi sensi. Certamente anche Sasuke si era accorto che qualcosa non andava, offriva spesso prelibatezze alla moglie con una gentilezza infinita, lei rifiutava sempre con in gesto della mano e un timido sorriso. Kakuzu fece tutto come la prima volta, non vedeva le ombre sul viso di Madara, era orgoglioso di avere un bell’uomo come lui al suo fianco, tuttavia anche lì si era limitato a qualche bacio a stampo e basta. Tutti avevano notato la malinconia di Madara, Obito e Rin, Sasuke, Izuna, persino Itachi e Shisui che si stavano sposando, ma non Kakuzu.

Io non ti ho proposto di sposarmi e a te non è cambiato niente. Ti sta bene sempre tutto com’è, non vedi che siamo seppelliti di nuovo nella solitudine, non vuoi mai niente di più. Non chiedi niente di più. Mandi dei messaggi contrastanti e questo finisce sempre per sconvolgermi, non capisco come la pensi in realtà.

Durante i mesi successivi Madara era riuscito a cavarsela solo perché stava seguendo la pubblicazione di Tra le pagine della nostra vita, ma ora il peso della solitudine e di quel rapporto apparentemente incompleto aveva iniziato a farsi sentire.

Incompleto perché? Quali sono i veri motivi?

Per quanto si sforzasse ogni giorno, non riusciva ad identificarli.



Quella era una domenica di aprile e lui si era ritrovato a leggere un pezzo del suo libro in solitudine. Capitava spesso, ormai. Avrebbe potuto invitare qualcuno ma non voleva che gli altri notassero il suo cattivo umore come era successo all’ultima cerimonia da Tsunade. Anche avendo ospiti in casa sapeva che non sarebbe riuscito a nasconderlo. Non capire con precisione quale sia la causa del tuo malessere è molto peggio che averla ben chiara.

“Buongiorno, sveglio così presto anche la domenica?”

Kakuzu era apparso nell’arcata che consentiva l’ingesso al salotto, passando dalla cucina. La casa era sprovvista di corridoi, per entrare in una stanza bisognava per forza attraversare quella precedente.

“Non riuscivo a dormire.” ammise Madara.

“Ultimamente ti capita spesso da quello che vedo, tuttavia riesce ad essere elegante anche se cadi dal sonno. Caffè?”

Madara accettò con un sorriso. Incredibile, Kakuzu riusciva a vedere eleganza persino nelle camicie con gilet che era solito indossare durante la mezza stagione. Rammentò il giovane Izuna che lo canzonava accusandolo di vestirsi uguale al nonno. Già allora non era felice, il vuoto dell’amore non ricambiato lo mangiava dentro come un mostro famelico.

Sono forse io a pretendere troppo dagli altri?

Il suo cellulare, che lasciava sempre sul bancone della cucina accanto alla vecchia radio, mandò la notifica di un messaggio. Kakuzu, che stava armeggiando ai fornelli, non lo aveva udito dal momento che aveva messo la musica a tutto volume.



Buona domenica, Madara. Sai, è un po’ che io e Itachi vediamo clienti domandarci se facciamo anche dei corsi di arti marziali, ce ne sono un sacco che ne seguirebbero volentieri uno. Mi sei venuto in mente subito tu, pensiamo che sarebbe un’ottima idea assumerti come istruttore di Taekwondo visto che non hai mai smesso di allenarti. Saremmo felici se tu portassi anche Kakuzu con te, ci dispiace non vederlo partecipe di quanto ha contribuito a realizzare. Promettimi che ci penserai.

Kisame.



Madara guardò il compagno che stava versando il caffè nelle tazze, avrebbe voluto comunicargli quella bella notizia. Dischiuse le labbra leggermente carnose per farlo, la lingua si mosse, le parole stavano per uscire. Madara le visualizzò congelarsi dentro un fumetto di ghiaccio per cadere a terra morte subito dopo, le sue dita lunghe e affusolate eliminarono il messaggio.


 
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