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MANGA.IT FANFIC
Categoria: Manga e Anime
Dalla Serie: Naruto
Titolo Fanfic: WEEKEND IN AKATSUKI, TUTTO PUò SUCCEDERE
Genere: Sentimentale, Romantico, Commedia, Comico, Erotico
Rating: Vietato Minori 18 anni
Avviso: Shonen Ai, Yaoi/Slash/Yuri, Lemon
Autore: bebedb galleria  scrivi - profilo
Pubblicata: 12/11/2021 19:35:02 (ultimo inserimento: 24/11/21)

Cosa fanno i membri di Akatsuki nascosti nel loro rifugio durante il fine settimana? Sono andata un po' a spiarli durante un sabato e una domenica.
 
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PEZZI DI CARTA
- Capitolo 1° -

Intro

Questa storia è comica ma comunque un po' particolare, ho sperimentato varie coppie sia Yaoi/Shonen ai che Het e varie situazioni.

I temi trattati sono: masturbazione, voyeurismo, un rapporto a tre, uno non consenziente, sex toys, bondage, e solo Shonen ai



Le coppie in ordine di apparizione:



Konan (masturbazione)

Rapporto a tre con Kisame, Itachi e Deidara

Pain/Itachi

Obito (voyeurismo e sex toys, usa Zetsu da proiettore e a volte conversa con lui)

Pain/Nagato (bondage )

Hidan/Itachi (non consenziente)

Konan/Sasori

Kisame/Itachi (solo Shonen ai)

Deidara/Sasori

Konan/Kakuzu



















Sabato, erano le otto di mattina nel rifugio di Akatsuki.

Konan stava indugiando in camera sua aspettando la colazione che si sarebbe svolta tra un'ora esatta al tavolo del salotto. Era quasi una tradizione voluta da Pain all'inizio di ogni weekend per fare il punto della situazione della settimana appena trascorsa, dopo di che avevano le due giornate libere fino alla mattina del lunedì. Lei era l'unico membro di Akatsuki tenuta da Pain in una situazione abbastanza privilegiata, l'aveva promossa a una sorta di segretaria personale. Certo però, da quando era così si comportava come se si sentisse libero di fare di lei quello che voleva, la faceva scattare per ogni piccolezza a volte anche in più occasioni di seguito sostenendo che si fosse dimenticato di questo o di quest'altro e, se tardava un attimo, non perdeva occasione di farglielo notare. La scomodava per delle stupidaggini colossali, si faceva portare il caffè e poi la rimandava indietro lamentandosi che c'era poco zucchero, le chiedeva di aprire la finestra per fargliela richiudere poco dopo lagnandosi del freddo, una volta, mentre stava uscendo dal suo ufficio, l'aveva richiamata addirittura per farle raccogliere una penna che gli era caduta per terra. La mattina doveva alzarsi per prima perchè lui, quando arrivava sul posto di lavoro, pretendeva di trovare il computer già acceso e la scrivania tutta sistemata, e questo, naturalmente, doveva farlo lei. Era sempre un gran impegno, Pain lavorava tutta la notte o quasi e, quando si alzava, sembrava che sul suo tavolo fosse passato un uragano. Quando Konan sbuffava per queste richieste così banali, egli la rimproverava di non saper apprezzare la posizione di favoritismo in cui l'aveva messa minacciandola di mandarla di nuovo a lavorare all'esterno e che le avrebbe affibbiato Kakuzu come compagno mettendo Hidan a fare il segretario al suo posto. Pensava che da una parte potesse essere anche meglio così, ma poi le veniva in mente che le sarebbe toccato Kakuzu, e allora decideva di starsene buona di nuovo. Si trattava di una faccenda molto fastidiosa, In certi momenti si scopriva ad invidiare gli altri membri del gruppo che stavano fuori in missione per tutta la settimana lontani da quello stress. Ma non poteva certo accettare Kakuzu come partner, Pain lo sapeva e usava questo argomento come tacita minaccia per tenerla buona. Quell'energumeno suturato alla bell'e meglio le stava dietro dall'inizio, la invitava di continuo a cena o a fare una bevuta, non perdeva occasione per farle degli apprezzamenti, spesso davanti a tutti, le fissava di continuo il seno e il sedere, insomma, era evidente che non vedeva l'ora di portarsela a letto alla prima occasione. Una volta che si erano incontrati casualmente per i corridoi del rifugio e non c'era nessun altro a parte loro, le aveva anche messo le mani addosso. L'aveva spinta conto la parete di pietra liscia e fredda infilandole le mani sotto la maglietta per palparle selvaggiamente il seno, stava per fare la stessa cosa con il sedere ma lei gli aveva rifilato uno schiaffo dichiarando di dire tutto a Pain entro cinque minuti. Kakuzu lì per lì aveva mollato la presa ma lei non aveva resistito alla tentazione di parlare comunque con il Deva. Solo che la faccenda si era rivoltata imprevedibilmente contro di lei, ora Pain la usava come ricatto nei suoi confronti. E pensare che all'inizio era stata felicissima di fare la segretaria personale di Pain. Trovava quel rosso terribilmente sexy. Aveva l'abitudine di andarsene in giro sotto le luci rossastre e soffuse del rifugio in canottiera o direttamente a torso nudo mettendo in bella mostra il corpo muscoloso e candido decorato dai piercing su quasi tutta la sua superficie e da una collana fatta a filo spinato. Indossava spesso dei pantaloni di latex rossi e lucidi, mocassini di pelle nera allacciati con una precisione maniacale, i fiocchi dovevano essere perfettamente identici. Le unghie rosso acceso in tinta con i pantaloni, forse per sottolineare la cosa, teneva le dita infilate nella cintura, lasciandole alcune all'esterno, di solito mignolo, indice e pollice. Avanzava con una camminata silenziosa ma da macho, le spalle dritte da persona orgogliosa e sicura di se, il viso impassibile ma grazioso, dai lineamenti delicati e lisci, senza segni, nessuno difetto; solo i sei piercing simmetrici ai lati del naso dalla forma perfetta e i due appuntiti sotto il labbro inferiore. Konan trovava la disposizione di questi gioielli assolutamente ideale e tremendamente attraente, per non parlare di quelli che aveva alle orecchie, le due barre più lunghe che gli partivano dai lobi per sbucare al centro dei padiglioni auricolari la mandavano letteralmente fuori di senno. La donna, che a volte lo seguiva, non riusciva a scollare gli occhi ambrati dal suo sedere muscoloso mentre scivolavano per i corridoi senza dirsi una parola. Konan, nel disperato tentativo di attirare la sua attenzione, cercava di accontentarlo in tutto e non solo sul lavoro. Spesso insieme al tè o al caffè, gli portava anche una piccola rosellina di carta fatta da lei stessa, ma i suoi occhi viola sembravano non vedere niente mentre suo viso rimaneva imperturbabile. Aveva bussato in varie occasioni alla porta del suo ufficio porgendogli un vassoio di pasticcini, lui ne prendeva uno per poi congedarla con un gesto della mano senza proferire parola. A tavola gli serviva i piatti, gli versava da bere, ma quello restava distaccato senza nemmeno ringraziarla né degnarla di uno sguardo. Visto che lui amava tanto i piercing aveva deciso di farsene uno anche lei, una piccola pallina sotto il labbro inferiore, Pain, ovviamente, non se ne era neanche accorto. O forse sì? Era talmente difficile da interpretare quel viso glaciale ma bellissimo, che rimanevano i dubbi anche per le cose più semplici.

Stava ancora sdraiata sul letto, tra poco si sarebbe dovuta alzare per preparare la famigerata colazione, durante la quale di solito Pain redarguiva tutti o quasi. Ma quella splendida canaglia più faceva il difficile e più le piaceva.

L'unica persona che il Deva degnava di attenzione era Nagato, egli era in realtà il vero capo di Akatsuki, solo che ormai si era stufato di gestire personalmente quel branco di delinquenti per questo aveva delegato tutto a Pain tappandosi in maniera quasi totale nei sotterranei del rifugio. La versione ufficiale era che quei due fossero fusi insieme e che vivessero in simbiosi, quello che vedeva e provava uno veniva trasmesso in automatico anche all'altro, avevano gli stessi pensieri, nessuno sapeva come Nagato fosse riuscito a inventare una diavoleria del genere, fu da quel giorno che Pain assunse il titolo di Deva Path, i suoi occhi presero lo stesso Rinnegan di Nagato e smise di provare qualunque forma di dolore fisico. Durante i fine settimana Pain si andava a rinchiudere nel bunker di quest'ultimo che si trovava nel piano sotto ai loro piedi, per poi sigillarsi là dentro per tutto il sabato pomeriggio e la domenica. Di solito Konan e Pain erano gli unici a cui Nagato consentiva di entrare nella sua stanza dalla quale non usciva mai da anni, ma durante quelle occasioni permetteva l'accesso solo al Deva. Konan, a volte, esortata dalla curiosità, si era spinta di soppiatto fino davanti alla porta sbarrata. Dall'interno del nascondiglio provenivano per tutto il tempo dei rumori di trapani, martelli, oggetti metallici vari, schiocchi di fruste e scricchiolii di cinghie, o almeno così le sembrava. Mugolii e grugniti di piacere, ma sentiva solo ed esclusivamente la voce di Nagato.

Sesso estremo, insomma, roba sadomaso pesante.

Ogni volta Pain ne usciva con qualche decorazione in più sul corpo, e con una strana espressione di soddisfazione sul viso, unica emozione che avesse mai fatto, sia pur lievemente, trasparire.

Nagato, invece, era sempre lo stesso, come se non fosse successo assolutamente niente. Quando finalmente la donna poteva entrare di nuovo nella stanza, non c'era più alcuna traccia di tutti gli arnesi che aveva sentito risuonare.

Se erano quelle le cose che piacevano a Pain lei sarebbe stata anche disposta a provarle pur di godersi un po' quel corpo stupendo, si chiedeva di continuo come avrebbe potuto farglielo capire.

Mentre pensava ai suoi capelli di fiamma, sottili e soffici come la seta chiedendosi che profumo potessero avere, fece scivolare la mano destra lentamente sotto ai jeans aderenti lilla, le sue unghie smaltate di arancione avevano quasi la stessa tonalità dei suoi occhi. Il dito medio si posò sulla sua intimità compiendo dei piccoli movimenti circolari. Mentre si immaginava di essere stretta tra le braccia forti di Pain, sentiva il calore scaturirle dalla base del collo per poi avvolgerla sul tutto il corpo, il suo sesso divenne turgido e umido permettendo alle sue dita di muoversi meglio. Sospirò immaginando di baciarlo sulle labbra bollenti succhiandogli uno dei due piercing appuntiti, si chiese distrattamente se potesse bucare o no, il suo dito medio e l'indice sprofondarono nel suo sesso scalpitante. Rovesciò la testa all'indietro sul cuscino perdendosi, nella sua immaginazione, negli occhi viola di Pain. Pensava ai suoi pettorali molto sviluppati, anche lì aveva dei piercing, sognò di baciarli mentre si beava di quanto fossero saldi, avrebbe voluto assaggiare la sua pelle, scoprirne il sapore, chi ha i capelli rossi di solito ha un profumo molto particolare.

“Pain, ma perchè non mi vedi, cosa devo fare?”

Contorceva le gambe continuando a stimolare il suo sesso con gli occhi chiusi, anche le unghie dei piedi piccoli e graziosi erano arancioni. Il respiro si era fatto pesante, si mordeva il labbro inferiore. Pensò alla sensazione di esser penetrata senza pietà dal Deva, era certa che quel suo atteggiamento da macho si sarebbe tradotto anche facendo l'amore, le sue natiche di pietra e perfette si sarebbero contratte magnificamente per infilzarla fino in fondo.

“Pain, sei un maschio impressionante, e non ti accorgi quando c'è una donna che ti desidera con tutta se stessa!”

Chissà come sarebbe stato afferrarlo quel sedere, magari ricambiando il favore della penetrazione, le sue dita avrebbero preferito essere lì piuttosto che nella sua stessa vagina. Forse a Pain non piacevano le donne? Era una eventualità plausibile. Però era anche vero che faceva sesso solo ed esclusivamente con Nagato, sperò che non ne fosse innamorato.

La sua mano sinistra si insinuò sotto il suo top rosa a fiori bianchi, che le lasciava scoperto lo stomaco, per afferrare e stringere forte uno dei seni. Il suo fiato tremava immaginando il sesso di Pain che pulsava dentro di lei e il suo respiro rovente sulla pelle. Si lasciò andare all'orgasmo solitario contorcendosi sulle lenzuola e gemendo nella stanza vuota. Rimase a fissare il soffitto scavato nella pietra ansimando. L'unica donna di Akatsuki e l'unico di cui riusciva a suscitare l'intessesse era il bestiale Kakuzu, eppure non pensava di essere così poco attraente.

Mentre cercava di ricomporsi realizzò che in realtà il magnete di attenzione a cui nessuno poteva sottrarsi era Itachi, gli sbavavano tutti dietro come dei giganteschi lumaconi, ma quell'uomo era un altro enigma vivente, anche peggio di Pain, e nessuno riusciva a capire cosa realmente gli piacesse. Ogni settimana era la medesima storia che si ripeteva, a partire dal sabato pomeriggio: Sasori, Deidara, e qualche volta Tobi, si chiudevano a turno nella stanza di Itachi, l'ultimo a entrare era sempre Kisame, dopo il suo ingresso, naturalmente, nessuno aveva più il coraggio nemmeno di bussare, lo squalo trascorreva poi lì tutta la notte e buona parte della giornata della domenica. Itachi non riappariva più fino alla mattina del lunedì, molto probabilmente esausto e sfondato in ogni sua apertura.

L'unica a rimanere a secco era sempre lei.

Hidan e Kakuzu uscivano di nuovo, dopo il riepilogo di Pain, per andare a passeggiare chissà dove o a cacciare piccole prede, almeno questa era la versione ufficiale che raccontavano. Konan si sentiva sollevata dalla loro assenza così non doveva arrovellarsi su come fare per evitare di incontrare Kakuzu. Alcune volte però era successo che Hidan fosse rimasto chiuso nella sua stanza o a giocare alla Wii lasciando Kakuzu a vagare senza meta tra i corridoi, il salotto e l'esterno, controllava sempre se qualcuno avesse dimenticato le luci accese o qualcosa in stanby in modo poi da sbattergli sotto il naso la bolletta. Dal momento che Pain era sigillato nel bunker di Nagato a fare i loro giochetti estremi e gli altri troppo impegnati ad andare e venire dalla stanza di Itachi, lei era costretta a chiudersi in camera sua a leggere o a giocherellare al computer per non rischiare di finire nelle grinfie del gigante suturato.

D'accordo che lei era l'unica che rimaneva sempre a bocca asciutta, ma Kakuzu era davvero troppo animalesco e brutale, anche peggio di Kisame.

Solo Zetsu rimaneva sempre un mistero su dove fosse, ma la sua natura di perfetto voyeur ormai non faceva più effetto a nessuno, ogni volta che qualcuno era in bagno, si faceva una doccia o faceva sesso doveva accettare l'eventualità che lui fosse mimetizzato da qualche parte a godersi tutto lo spettacolo, era diventata una cosa normale a cui nessuno a questo punto pensava più. Probabilmente lui era l'unico ad aver visto cosa combinavano Pain e Nagato, e magari aveva spiato anche lei durante le sue fantasie in solitaria.

Pain e Itachi, sì, decisamente non male entrambi, fantasticò su una eventuale fusione dei due, le venne in mente una specie di Itachi più alto e muscoloso con i piercing, mentre si lambiccava il cervello per decidere se fosse stato più bello con il Rinnegan o lo Sharingan sentì il suo telefono squillare. Un messaggio di Pain in cui le chiedeva di andare subito in camera sua. Era davvero insolita una richiesta del genere, il sabato mattina Pain non lavorava a parte la consueta rimbrottata settimanale che si sarebbe svolta a breve, e poi non le aveva mai chiesto di recarsi in camera da letto, al massimo la cercava per andare a fare qualcosa in ufficio. Si alzò dal letto per darsi una sistemata. Si sedette davanti allo specchiò per pettinare i suoi capelli di colore blu elettrico tagliati in un caschetto bombato, fissò il fermaglio con la rosa di carta che portava sempre a trattenere il ciuffo che altrimenti le avrebbe oscurato completamente l'occhio sinistro. Si truccò gli occhi con un ombretto azzurro leggermente più chiaro dei capelli. Infilò l'anello con il simbolo del bianco al medio destro, se Pain si fosse accorto che qualcuno non lo indossava sarebbero stati grossi guai, meglio non farlo alterare per una banalità del genere. Il fatto che Pain l'avesse inviata in camera sua aveva acceso una flebile speranza nel suo cuore, si chiedeva che cosa potesse desiderare, un massaggio rilassante forse? Beh, non poteva certo pretendere di partire subito dal sesso sfrenato o dalle cose sadomaso che faceva con Nagato, ma sarebbe stato comunque un passo avanti. Chissà, magari per questa settimana avrebbe lasciato stare Nagato per provare qualcosa di diverso. Si passò il mascara, sicuramente il Deva non ci avrebbe fatto per niente caso, ma aveva bisogno di sentirsi bene con se stessa, di farsi bella per l'uomo che la attraeva così tanto. Si spruzzò giusto un tocco di profumo, non sapeva se Pain era quel tipo di uomo a cui piacevano le donne che lasciavano una scia forte di fragranza dietro di loro, o le preferiva più discrete, non conosceva quasi niente di lui impenetrabile come era.

“Spero che Nagato non si ingelosisca troppo” pensò infilandosi i suoi sandali con il tacco fine e per niente esagerato.

Si avviò leggera per il corridoio, cercando di non fare rumore per non attirare l'attenzione degli altri, avrebbe potuta morire di vergogna se qualcuno l'avesse vista entrare nella stanza personale di Pain. Se l'avesse scorta Kakuzu, poi, sarebbe scoppiata una vera e propria tempesta.

Bussò alla porta di legno nero, identica a tutte le altre delle stanze private, Pain non rispose.

Bussò ancora: “Pain, sono Konan” disse quasi sussurrando per paura di essere scoperta.

“Entra, è aperto” la voce di Pain sembrava provenire da lontano.

Konan spinse piano la porta e la richiuse ancora più lentamente per non fare chiasso. Pain non era nella stanza, il letto era intatto come se non avesse dormito, la scrivania di fronte alla libreria era vuota, Pain sembrava essersi volatilizzato. Si era forse nascosto da qualche parte? Voleva giocare? Guardò sia sotto il letto che dentro l'armadio, niente.

“Sono in bagno” la voce di Pain attraversò la porta chiusa.

Konan sorrise, forse la stava invitando a fare la doccia con lui.

Si avvicinò felicissima alla porta, mentre le sue dita stavano per sfiorare la maniglia udì la voce calma di Pain: “ho finito la carta igienica”

La mano di Konan che stava per aprire la porta le ricadde pesantemente lungo il fianco.

“Cosa?”

“Ho finito la carta igienica, prestami qualcuno dei tuoi foglietti e passameli sotto la porta, grazie”

Konan era rimasta pietrificata e con la bocca sgraziatamente aperta, l'aveva fatta andare fin lì solo per quello, dunque.

“Avanti, sbrigati Konan, si sta facendo tardi e io devo fare il riepilogo della settimana tra non molto, tu avviati intanto a preparare la tavola”

Mosse le labbra sottili ma non le uscì alcun suono, il suo viso delicato era diventato pallidissimo, Pain era ancora peggio di quello che aveva sempre creduto.

“Konan, sei sorda?”

Con le lacrime agli occhi si passò una mano tra i capelli blu estraendone diversi quadratini di carta, li passò sotto la porta e poi si voltò uscendo quasi correndo dalla stanza. Chiuse la porta con un colpo violentissimo, non le importava assolutamente più niente di chi avrebbe potuto vederla e sentirla.
 
Continua nel capitolo:


 
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