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MANGA.IT FANFIC
Categoria: Originali (inventate)
Titolo Fanfic: LE NOSTRE MASCHERE
Genere: Sentimentale, Romantico, Giallo, Azione, Drammatico, Introspettivo
Rating: Per Tutte le età
Autore: strega12 galleria  scrivi - profilo
Pubblicata: 08/07/2020 22:54:41 (ultimo inserimento: 01/08/20)

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1.
- Capitolo 1° -

Mia madre apre la porta e mi aiuta a far entrare la carrozzina in casa senza svegliare Melody.
“Come ti senti, tesoro?” mi chiede a voce bassa.
“In questo momento… l’unica cosa di cui sono felice è che mia figlia sia nata sana come un pesce.”
Vorrei poter essere più felice di così, ma non ci riesco.
Il mio Whatsapp è tempestato di messaggi di congratulazioni per la nascita della mia bambina da parte di parenti, amici e anche alcuni colleghi dei teatri con cui collaboro. Non ho la forza di rispondere.
“Audrey… lo so che stai passando un brutto momento, ma…
“Mamma, ti prego, non ricominciare. Non sono in vena di frasi fatte,” la interrompo con durezza. Lei sospira e va in cucina a preparare il tè.
Nonostante il rumore della teiera che bolle non sia così forte, Melody scoppia a piangere e la prendo in braccio. Mentre la coccolo, cammino intorno al salotto e guardo le maschere attaccate al muro e le foto posate sopra le mensole. Sono tutte di me insieme a William. La mia preferita è quella di lui che mi bacia sulla guancia e accarezza il mio pancione di sette mesi.
Prima che mi metta a piangere anch’io, raggiungo mia madre in cucina e mi siedo per allattare Melody. È così piccola e bella, ha i capelli scuri come i miei e gli occhi color cioccolato come quelli di suo padre. Ho pianto per un’ora quando li ho visti per la prima volta.
“Domani Judith verrà a trovarci,” m’informa mia madre mentre versa il latte nel suo tè.
“Hai sentito, Melody? Domani conoscerai nonna Judith. Ti piacerà, è molto dolce,” dico a mia figlia che mi guarda mentre succhia il latte tenendo gli occhietti chiusi.
“Sei bellissima. Mi ricordi me quando ho avuto te.”
“Sì, però c’era papà vicino a te.”
Solitamente, io non sono brusca con le persone, soprattutto come mia madre, e mi odio per questo.
“L’unico momento in cui lui sia stato presente prima di andarsene.”
Abbasso lo sguardo su Melody, pentita di quello che ho detto.
“Scusa, mamma… sono così stanca. Ho appena avuto una bambina e non so dove sia suo padre. Questi ultimi due mesi sono stati i peggiori della mia vita… e finché non ritroverò…
Il nodo che ho in gola m’impedisce di finire la frase. Sistemo uno straccio pulito sulla mia spalla e poso la testa di Melody per farle fare il ruttino.
Mia madre beve il suo tè senza dirmi più niente e le sono grata per questo.
Mentre tengo stretta a me la mia bambina con una mano, con l’altra scorro i messaggi su Whatsapp. I miei followers su Facebook ed Instagram sapevano della mia gravidanza, ma sono due mesi che non pubblico più niente, neanche le foto delle ultime maschere alle quali ho lavorato insieme a January, la mia migliore amica e socia, l’ho lasciato fare a lei.
Quando sono andata in maternità, mi sono sentita in colpa a lasciarla mandare avanti il nostro negozio di maschere, ma le nostre dipendenti, le gemelle Sue e Mira, si sono dimostrate all’altezza degli incarichi senza essere controllate da me o da January.
Da quando William è scomparso, mi sono, almeno in parte, nascosta dal mondo, come se, paradossalmente, indossassi una maschera che mi rende invisibile agli altri.
È come se la mia mente fosse rimasta bloccata a quella sera in cui ero rimasta a casa tutto il giorno per cucire delle maschere di Spiderman per una festa a tema. William doveva tornare a casa alle sette dal lavoro, come sempre, ma non mi aveva mandato il solito messaggio per informarmi che era bloccato in ufficio oltre orario o nel traffico. Lo avevo chiamato dieci volte, ma non mi rispondeva mai. Il peggio arrivò quando chiamai la sua assistente. Mi disse che William non si era fatto vedere per tutto il giorno e non aveva lasciato nessun messaggio.
Passai tutta la serata a consumare la batteria del mio cellulare per ritrovare il mio fidanzato chiamando sua madre e tutte le persone che conosciamo, ma l’unica cosa che ottenni fu un forte attacco di panico che mi costrinse a chiamare mia madre per chiederle un passaggio in ospedale per un controllo. Per fortuna, la piccola stava bene, ma il dottore mi aveva consigliato di riposare il più a lungo possibile.
Come potevo farlo se non sapevo dove fosse finito il padre di mia figlia?
L’attesa per la denuncia della sua scomparsa fu un’agonia per me. Non riuscivo a dormire e ci mancava poco che mia madre m’imboccasse come una bambina per farmi mangiare.
Hanno affidato il mio caso ad una donna poliziotto, la detective Walton. È poco più grande di me e mi è stata simpatica sin dal primo momento, nonostante fossi disperata e la gravidanza mi rendesse pesante sia nel fisico che nella mente. Ho iniziato a chiamarla una volta alla settimana, ma mi dava sempre la stessa odiosa risposta, anche quando mi lasciava messaggi sulla segreteria telefonica: Signorina Hunt, sto continuando la ricerca.
Il nostro rapporto cambiò un giorno mentre stavo facendo la spesa al supermercato. Cercavo di prendere una grande scatola di fiocchi d’avena dallo sportello più alto, ma non ci riuscivo neanche stando in punta di piedi. Fu la mano della detective Walton a permettermi di completare la mia spesa. Essendo il suo giorno libero, insistette per offrirmi qualcosa da bere, anche solo un bicchiere d’acqua.
Passai un piacevole pomeriggio con lei, ma continuavo a pensare al fatto che non avesse ancora trovato il mio William. Lei lo capì, ma si difese con una frase banale che mi spezzo il cuore e mi fece sentire una grande egoista: anche io ho una vita.
Melody interrompe i miei pensieri liberando un sonoro ruttino.
“Brava, tesoro mio. Adesso andiamo a fare la nanna.”
La porto nella sua cameretta. William ed io l’avevamo preparata pochi giorni dopo aver saputo che avremo avuto una bambina. Lui aveva pitturato due pareti di rosa e altre due di bianco e io le avevo decorate con delle piccole maschere dei personaggi di Winnie The Pooh che avevo fatto con le mie mani. Poso Melody nella culla e tiro la cordicella della luna di peluche per farle sentire la musica di Twinkle, Twinkle, Little Star. La guardo a lungo prima di mettermi a letto.
Da quando mia madre è venuta a stare da me per aiutarmi, le ho ceduto la mia camera e ho fatto mettere un letto singolo in camera di Melody per esserle sempre vicino.
Mi stendo di fianco sul materasso e fisso le sbarre della culla, fino a chiudere gli occhi.
 
Continua nel capitolo:


 
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