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MANGA.IT FANFIC
Categoria: Manga e Anime
Dalla Serie: Naruto
Titolo Fanfic: THIS DAMNED PLATO
Genere: Sentimentale, Romantico, Comico
Rating: Per Tutte le età
Avviso: One Shot, AU
Autore: hila92 galleria  scrivi - profilo
Pubblicata: 15/04/2008 19:50:42

Lui. Lei. Chiusi in casa per studiare. E da fare a sfondo a questo quadretto, l'amore secondo Platone.
 
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THIS DAMNED PLATO
- Capitolo 1° -

This Damned Plato


Sakura guardò l’orologio per l’ennesima volta. Le 3.45.
Dov’era? Dove? Dove. Diamine. Si. Era. Cacciato.?
Perché dare delle lezioni ad un amico era okay. Dirgli che poteva anche non pagarla andava bene. Ma aspettarlo per quarantacinque minuti chiusa in casa, quando fuori c’era un sole che sarebbe stato capace di spaccare le pietre e lei sarebbe potuta benissimo andare con Ino nella terrazza di questa a prendere il sole… beh, ciò la faceva uscire irrimediabilmente dai gangheri.
Stava per mandarlo al diavolo, come poi avrebbe fatto anche con tutti i suoi buoni propositi, che potevano sintetizzarsi con “comportarsi bene con Naruto”, “evitare di trattare male Naruto”e “non picchiare Naruto”, quando il suo campanello si mise a suonare all’impazzata. Imprecando sotto voce, si diresse verso la porta e prese il citofono.
«Sakura-chaaan! Scusa, scusa, scusa!!! È che mi ero addormentato!»
Lei dovette allontanare l’orecchio dal citofono, per evitare di finire con un timpano rotto. Dopo un sospiro e un secco: «Sali», diede il tiro alla porta.
Naruto si catapultò su per le scale, convinto che così avrebbe guadagnato un po’ di tempo e forse meno botte da parte della ragazza che gli dava ripetizioni.
Peccato si fosse completamente dimenticato che Sakura, ovvero l’oggetto dei suoi desideri da più o meno sedici anni (tutta la sua vita), abitava al ventiquattresimo piano di uno dei più alti grattacieli della loro città.
Dopo dieci minuti, Sakura si trovò davanti all’uscio un ragazzo biondo, rosso come un pomodoro, che quasi non si reggeva in piedi. Preoccupata lasciò da parte i convenevoli e gli mise una mano sulla fronte per sentire che non avesse febbre, cosa che senza dubbio rese il colorito del malcapitato ancora più accesso.
«Naruto… stai bene?»
Il ragazzo cercò invano di comporre una frase di senso compiuto, ma il fiatone gli impedì di raggiungere il suo scopo.
«Bene… scale… acqua…»
Sakura lo guardò più preoccupata di prima e corse in cucina. Velocemente riempì un bicchiere d’acqua e lo riportò a Naruto, che se lo scolò in un attimo.
«Aah!» esclamò soddisfatto mentre la velocità con cui batteva il suo cuore scemava rapidamente e il fiato tornava. «Ora sto molto meglio!»
La ragazza gli rivolse un’occhiataccia.
«Si può sapere perché sei venuto fin qui per le scale? Lo sai che siamo nel ventunesimo secolo, vero? Gli ascensori li hanno già inventati!»
Naruto arrossì e iniziò a guardare per terra.
«È che ero in ritardo e credevo di fare prima… ah!» il suo viso si illuminò per un attimo «Mi stavo dimenticando, Sakura-chan! So che oggi è già lunedì… comunque tanti auguri di buona Pasqua!»
E detto ciò depositò tra le mani di Sakura un piccolo uovo. Un uovo vero. Di quelli che escono dalla galline.
Sakura lo guardò semplicemente sconvolta, e la sua espressione doveva essere così esauriente che il ragazzo si sentì in dovere di aggiungere qualcosa.
«Ci avevo fatto anche un fiocchetto, sai? Solo che, ehm, io non sono molto bravo in queste cose, e così mi si è sciolto e l’ho perso…».E visto che il volto della ragazza rimaneva sempre uguale, in un ultimo, disperato tentativo di risollevare la situazione, Naruto concluse con un: «Se vuoi poi te lo cucino io!»
Sakura continuò a guardarlo quasi ipnotizzata, chiedendosi se quello che stava davanti a lei fosse davvero umano, o una sorta di cyborg creato per burlarsi di lei.
«Sì… lo so che è un po’ strano… ma sai, ieri tutti i negozi di dolci erano chiusi e sono riuscito a portarti solo questo…»
Lei parve riscuotersi un po’ e con un debole: «Oh, grazie» si diresse in cucina e lasciò l’uovo nel frigorifero. Arrivata in sala, invitò Naruto a sedersi a tavola assieme a lei.
«Bene. Io direi che sarebbe ora di iniziare…»
«Giustissimo.»
«E visto che appena torneremo a scuola ti farai interrogare» sonoro sbuffo da parte di Naruto «Credo che ci dovremmo anche mettere sotto.»
«Ma Sakura-chaaan! Io non la capisco la filosofia, lo sai…»
La ragazza scosse la testa.
«Non è vero, e lo sai bene! È solo che non ti applichi! E ora basta, iniziamo. Parlami di Platone.»
Naruto sbuffò di nuovo e iniziò a raccontare vita, morte e miracoli del suo amato (?) filosofo ateniese. Dopo un quarto d’ora passato ad analizzare passo per passo tutto ciò che Platone aveva visto, toccato e calpestato, Sakura fermò il suo amico.
«Bene!» esclamò soddisfatta. «Con la vita ci siamo proprio… adesso però ti faccio una domanda. Come tu ben sai» sguardo sarcastico «Secondo Platone c’erano almeno altri due modi per far uscire l’anima dal corpo, oltre la morte… »
Naruto annuì.
«Beh dimmi quali sono questi modi.»
Il ragazzo socchiuse un attimo gli occhi. Avrebbe voluto rispondere che, ovviamente, l’unica cosa in grado di innalzare veramente l’anima fino al cielo era il ramen, ma la paura di uno dei fantomatici pugni di Sakura gli impedì di esporre quell’ipotesi. Allora… Naruto, connetti un attimo il cervello. Platone. Platone. Un filosofo. Cosa fanno tutti quegli svitati? Cercano… cercano la verità, no? E come si fa ad arrivare alla verità? Attraverso… la saggezza! E per arrivare alla saggezza… bisogna avere la…
«CONOSCENZA!» esclamò eccitato.
«Esattamente» rispose non di certo con lo stesso trasporto Sakura. «Ma secondo Platone c’è un altro modo.»
Naruto appoggiò il mento nel palmo della mano e ricominciò a spremersi le meningi. Okay. Qual era l’altro modo? Dai… un modo, in un certo senso, per essere liberi. Per essere felici. Per toccare il cielo con un dito. Il sesso era certo uno di questi, e Naruto lo sapeva bene viste le sue numerose scappatelle con ragazze varie di cui stentava a ricordare il nome… ma sicuramente una scopatina ogni tanto non donava la vera felicità, non era veramente capace di farti sentire in Paradiso.
Il suo sguardo cadde su Sakura, che accortasi dell’attenzione che le stava rivolgendo il ragazzo arrossì. Sì, una scopatina ogni tanto, ma lui avrebbe benissimo fatto voto di castità eterno per accarezzare una sola volta il volto di Sakura. E per poter poi tornare a casa vivo, s’intende.
Un sorriso si aprì sul suo volto. Ma certo.
«L’amore.»
Sakura annuì imbarazzata.
«Esatto, esatto. Allora...» tossicchiò «Quali sono i due dialoghi che Platone ha dedicato a questo argomento?»
«Beh… credo siano… il Simposio e il Fedro?»
«Bene, almeno questo lo sai senza pensarci. E di quale vorresti parlarmi?»
Naruto scartò senza pensarci troppo l’opera che conosceva meno.
«Il Simposio.»
Sakura poggiò i gomiti sul tavolo, pronta ad ascoltare un lungo e noiosissimo monologo.
«Bene. Inizia.»
«Sì, beh, dunque. Il simposio è… un simposio, a casa di un amico di Socrate»
«Che si chiamava… ?» lo interruppe Sakura.
«Si chiamava A… A… Agatone! E poi c’erano, uhm, tipo altre persone famose.»
«Sì, va bene, ma dimmi in sostanza cosa pensava Platone dell’amore, o meglio cosa faceva dire ai protagonisti del Simposio!»
Naruto rifletté per qualche minuto, che a Sakura, che sapeva Platone a m-e-n-a-d-i-t-o, sembrarono ore. Le sue palpebre si sarebbero quasi abbassate, se non fosse stato per i bicipiti di Naruto, che prepotentemente non permettevano ai suoi occhi di distogliere lo sguardo, o per le sue labbra, che quel giorno erano stranamente più carnose del solito. Doveva essere il caldo.
All’improvviso, Naruto fece un salto sulla sedia.
«C’è il mito di Eros!»
«Bravo… e cosa dice?»
«Allora…» il ragazzo si schiarì la gola e rizzò il capo «Praticamente, Eros è una sorta di demone. Infatti è nato dall’Abbondanza, Poros e dalla Povertà, Penia – che poi non capisco davvero come possa nascere qualcosa dalla miseria e della ricchezza, ma va beh – e perciò questo Eros è un essere incompleto e…» il suo sguardo cadde magicamente di nuovo su Sakura «è sempre in cerca di un modo per completarsi, per così dire “mettere le ali all’anima” e questo qualcosa potrebbe… essere per esempio un qualcuno.»
Le sue guancie si tinsero di rosso, come anche quelle della ragazza che prontamente distolse lo sguardo.
«Bravo, davvero. Certo, magari dovresti curare un po’ l’esposizione, ma le cose le sai.»
Lui sorrise felice, in seguito al primo complimento che Sakura gli rivolgeva. Poco dopo però la sua espressione si fece pensierosa.
«Sakura-chan, io però non ho capito una cosa.»
La ragazza riuscì a evitare un sonoro sbuffo che premeva per uscire dalla sua bocca. Aveva iniziato a pregustare troppo presto il sole che splendeva fuori.
«Dimmi.»
«Beh.» Naruto concentrò lo sguardo sulle sue dita, che presero a battere sul tavolo nervosamente «Mi stavo chiedendo… insomma, riflettevo sul mito di Eros, no? Bene. Mi chiedevo quale fosse il vero significato.»
Sakura parve spiazzata.
«Uhm… beh, visto che Eros è sempre in cerca di completezza, di un qualcosa che lo faccia diventare simile a un dio, può voler dire che anche noi, per essere davvero felici, dobbiamo andare in cerca di qualcuno che ci completi.»
Gli occhi di Naruto si illuminarono.
«Quindi, in un certo senso, dobbiamo andare in cerca del nostro opposto? O comunque di qualcuno molto diverso da noi ma con il quale abbiamo una certa intesa?»
«Sì, in un certo senso sì.»
«E quindi, magari uno un po’ grezzo deve andare in cerca di una ragazza molto fine?»
«Uhm… sì» rispose Sakura, senza sapere dove il suo amico volesse andare a parare.
«E quindi, la stessa cosa potrebbe valere per un ragazzo forte e, beh, sì, un po’ stupido e una ragazza molto intelligente e a prima vista debole fisicamente?»
La ragazza annuì di nuovo, senza accorgersi che ad ogni frase, Naruto si faceva sempre più vicino.
«Perciò, questo va bene anche per uno che va male a scuola e una che va benissimo?»
Ecco. Dopo giri e giri di parole, alla fine c’era arrivata.
Sakura avvampò all’improvviso e il suo cuore iniziò a battere un po’ più forte del dovuto. Un po’ troppo più forte del dovuto. Quindi, Naruto stava parlando di loro due? Cioè… era stato davvero così intelligente? E perché diamine lei era arrossita così? Non certo perché il viso di Naruto quasi ogni sera si faceva spazio tra i suoi sogni, o perché troppo spesso si era trovata imbambolata a fissare il sole (con gravi danni alla sua vista, tra l’altro) e a pensare a quanto gli ricordasse Naruto, o semplicemente perché ciò che lui le aveva detto erano esattamente le stesse cose che aveva pensato lei dopo aver studiato il Simposio. No, assolutamente.
Decise che il volto di Naruto era decisamente troppo vicino al suo, e così, con la scusa della gola secca, si catapultò in cucina.
Aprì il frigorifero e si ritrovò davanti l’uovo ammaccato che le aveva dato il ragazzo prima. Perfetto. Cercò di evitare di prendere in considerazione l’idea di gettarlo a terra e iniziare a saltarci sopra.
Riempì un bicchiere d’acqua e iniziò a ingurgitare quel liquido che per un attimo sembrò calmarla. Oh, sì, l’avrebbe calmata sicuramente, se in quel preciso istante Naruto non fosse entrato di soppiatto in cucina, si fosse nascosto dietro di lei e dopo qualche secondo le avesse messo le mani intorno ai fianchi e se ne fosse uscito con un teatrale e tetro «Buuu!» che la fece saltare in aria come una molla e ovviamente rovesciare il contenuto del bicchiere per terra.
«NARUTO!»
Se uno sguardo potesse uccidere, Naruto sarebbe morto in quel preciso istante. Sakura lo stava fissando furente. Il biondino per tutta risposta si grattò la testa con fare imbarazzato e mormorò un: «Oh-oh».
Sakura chiuse gli occhi e iniziò massaggiarsi le tempie con le dita.
«Na.Ru.To.»
Il ragazzo iniziò a ridacchiare nervosamente.
«Su, Sakura-chan… non fare così… guarda, pulisco io!»
Cosi prese uno strofinaccio, che malauguratamente era sotto ad una padella, che fece ovviamente cadere provocando un rumore assordante.
Sakura lo guardò incredula e dopo qualche secondo, inaspettatamente, le scappò una risata. E poi un’altra. E poi si mise completamente a ridere. Naruto pensò che fosse completamente impazzita.
«Sei una cosa incredibile!» esclamò la ragazza tra una risata e l’altra «Naruto, sei davvero un disastro ambulante!»
Il ragazzo sorrise.
«Dai, Sakura-chan, alla fine non sono così terribile…»
«Sì invece! Ma tanto mi piaci così come s…»
Sakura sgranò gli occhi, come fece anche Naruto.
Eh? Come? Cosa aveva appena detto? “Tanto mi piaci così come sei”?!? Era completamente IMPAZZITA?
Di scatto corse nel salone, dove aveva studiato prima, seguita da un Naruto da una parte felicemente incredulo e dall’altra preoccupato. La ragazza si girò con fare nervoso verso di lui e, incrociando il suo sguardo, arrossì completamente. Velocemente andrò verso la finestra e la spalancò.
Sì, decisamente, quel pomeriggio il fato non era dalla loro parte. Infatti tutti i fogli sul tavolo presero a volare per la sala, spinti dalla corrente d’aria che si era formata aprendo la finestra.
Sakura, in preda al panico, iniziò a cercare di prendere quelle carte volanti, con scarsi risultati. Si spinse fino al tavolo, per evitare che anche i fogli miracolosamente rimasti lì sopra prendessero il volo, quando sentì il suo braccio bloccato da qualcosa che la fece voltare.
Si ritrovò Naruto a pochi centimetri dalla faccia, e come in un flash le tornò in mente una frase sentita in un film: “Oh, guarda che sotto i quaranta scatta automatico il bacio!”. Scacciò prepotentemente dalla sua testa ogni possibile immagine di lei e Naruto in atteggiamenti intimi. Era una cosa impossibile. Impossibile. Per quanto Naruto potesse essere un ragazzo… figo. Anzi, non figo. Bello, simpatico, carino, scemo.
Ecco. Era completamente impazzita!
«Sakura-chan, va tutto bene?»
«Ma… ma certo!»
No idiota, sei maledettamente troppo vicino!
«Ah… okay… perché sai, mi sembravi un po’ strana prima»
Lei prese a lisciarsi nervosamente i capelli con la mano.
«Strana? Ahah! Perché mai?»
«Perché… beh, hai detto una cosa un po’ strana prima, no?»
Ecco la risatina nervosa.
«Strana? Ma cosa dici? Parli di Platone?»
Perché diamine Naruto era così dannatamente vicino?
«Sakura-chan… tu hai detto…»
«Io non ho detto niente!»
Così troppo vicino.
«Ti piaccio?»
Panico. Una sola parola. Panico.
Panico. Panico. Panico.
Panicopanicopanicopanicopanicopanicopanicopanicopanicopanicopanicopanicopanicopanicopanicopanico.
Ti piaccio? Ti piaccio! Ti piaccio?!?!
«Sakura? Stai bene? Sei tutta rossa.»
E si avvicinò.
«Non è per la mia domanda, vero?»
Idiota! Proprio adesso dovevi diventare improvvisamente intelligente e intraprendente? Tutta colpa di quel maledetto Platone!
«Perché se fosse così, vorrebbe dire che ti piaccio sul serio.»
Se! Se! È un periodo ipotetico! Un periodo ipotetico dell’irrealtà!
Quanto all’improvviso accadde l’irreparabile.
I loro nasi si sfiorarono. Continuarono a sfiorarsi e Sakura non poté fare altro che rimanere lì in balia di quel momento, persa tra l’imbarazzo e lo stupore. Non è che non potesse fare altro. In realtà avrebbe potuto. Il punto è che non voleva fare altro. Gli andava benissimo rimanere così, praticamente attaccata a Naruto, sentendo il suo respiro sulla pelle.
E quando poi il naso di Naruto le sfiorò la guancia, e le labbra di quello iniziarono a baciarle prima una guancia, poi l’altra, poi il mento, poi la fronte, fino a soffermarsi sulle sue labbra… allora Sakura capì che non sarebbe voluta essere in nessun altro posto al mondo.
Le labbra che si incontrano, il bacio che si fa più profondo, le mani che vanno in cerca di quelle dell’altro, i corpi che si muovono quasi in simbiosi.
Un’intesa perfetta.
Questa è la passione, questo è l’amore.
Eros.
E chissà fin dove si sarebbero spinti, presi dall’intesa, dalla passione, dall’amore, da Eros, se in quel momento la porta di casa non si fosse aperta e chiusa e un: «Sakura, siamo a casa!» fosse irrotto in casa, rivelando la presenza dei genitori della ragazza.
I due si staccarono bruscamente, lei si girò di scatto verso il tavolo e prese un foglio, fingendo di esaminarlo, mentre lui si fiondò sul divano facendo finta di nulla.
«Ehm… ciao mamma, ciao papà! Sto dando ripetizioni, tra un po’ arrivo!»
Senza curarsi della risposta, prese per un braccio Naruto e lo scaraventò fuori dalla stanza.
Arrivati alla porta, senza dirsi una parola si divisero. Il ragazzo stava quasi per scendere i primi scalini (non gli voleva entrare in testa il fatto che esistesse l’ascensore) quando lei lo fermò. Successivamente, riflettendo, si ritrovò a pensare che probabilmente in quel momento era presa dal vaneggiamento dovuto forse a una puntura di mosca tsè-tsè o qualcosa del genere.
«Na-Naruto… allora ti aspetto domani per il Fedro?»
Lui cadde dal pero.
«Il Fedro?»
«Ma sì… l’altro dialogo di Platone sull’amore.»
Un sorriso si aprì sul suo volto. Corse verso di lei e le schioccò un bacio sulla guancia, lasciandola lievemente intontita e incapace di muovere un muscolo, e dopo si dileguò.
Lei si strinse nelle spalle, e si annotò mentalmente di chiamare una casa di cura. Naruto. Naruto.
Naruto lo stupido, Naruto il pagliaccio, Naruto che va male a scuola.
Naruto, il primo ragazzo che l’avesse fatta sentire donna. Il primo ragazzo che l’avesse fatta sentire finalmente bene. Il primo ragazzo che fosse riuscito a mettere le ali alla sua anima.

Inutile dire che il giorno dopo, durante la lezione sul Fedro, i due passarono direttamente alla parte pratica…


Oddio.
Platone si sta rivoltando nella tomba, direte voi XD sono d’accordo!
Non so come mi sia uscita questa fanfic… anzi sì, lo so… tutta colpa della mia prof di filosofia e delle sue domande sull’amore XD
Vorrei chiarire una cosa… questa fanfic non è stata creata con lo scopo di insegnarvi qualcosa su Platone XD sono consapevole del fatto di non aver spiegato per nulla bene il Simposio, ma non era il mio fine! In filosofia sono brava, ma penso che per molti sarebbe parsa noiosa una vera lezione su Platone XD
Ah… tra l’altro avevo iniziato a scrivere la ff a Pasqua, e questo spiega la presenza dell’uovo che Naruto ha portato a Sakura XD
Che dire? Spero che questa fanfic sia stata di vostro gradimento…
Grazie ovviamente a chi commenterà o inserirà la ff tra i preferiti ecc ecc.. davvero!
Un bacio a tutti!
 
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